29 luglio 2009

L'ARTE DI SCRIVERE IN VERSI: UNA MIA OPINIONE


Ho ritrovato questo mio scritto di qualche anno fa negli archivi del mio computer, forse era una risposta mai spedita; ma ora, approfittando della calda deconcentrazione del periodo estivo, qui la pongo, trovandola tuttora attualissima e, come tutte le risposte, giustamente dovuta. Sovente mi è capitato di valutare opere letterarie d’ogni genere. Spesso, quando si valuta una poesia di un autore esordiente o quasi, si corre il rischio, anche da parte di persone esperte del “mestiere”, di cedere al desiderio di voler forzatamente consigliare, o meglio, suggerire all’autore delle proprie regole di scrittura, spostando, in tal modo, il significato e l’intrinseco valore dell’opera verso una specie di forma correttiva, con conseguenti imprecisioni nella valutazione dell’opera.
Questo non riguarda ovviamente eventuali errori ortografici che si possono trovare lungo il cammino, bensì esclusivamente l’imposizione di modalità da seguire nel corso della composizione, del tipo:
1) non si usino parole difficili per inventare una sorta di “effetti speciali”;

2) si eviti la punteggiatura all’interno del verso sostituendola con un “andar da capo”;

3) si cerchi di scrivere il più semplice possibile.

Io, personalmente, non condivido in alcun modo queste affermazioni, sia per esperienza personale, ma soprattutto perché la lettura di grandi poeti le smentiscono in maniera decisa, da Dante fino ad arrivare ai nostri tempi, ad Ungaretti, Montale, Quasimodo, Pasolini, Gatto, Sinisgalli…
Ebbene, le poesie di questi poeti, anche di colui definito il “Sommo”, posseggono “parole difficili” che sono funzionali alla poesia stessa e non considerabili “effetti speciali”.
All’interno dei loro versi c’è ricchezza di punteggiatura, persino di punti interrogativi ed esclamativi.
Le loro poesie non sono affatto semplici, giacché, se lo fossero, si mostrerebbero odiosamente edulcorate e banali.
Ciò non significa che una poesia debba essere forzatamente difficile e incomprensibile, dal momento che anche una poesia apparentemente semplice può includere una complessità di contenuti (mi viene in mente Giovanni Pascoli).
La poesia, insomma, è una creazione del tutto soggettiva, scaturita da animi e sentimenti diversi, per cui essa ne risente anche strutturalmente.
A difesa di facili fraintendimenti, è mia premura affermare, in ogni caso, un buon uso - mai un abuso - di quanto sopra descritto.
L’intento di un poeta è soprattutto quello di trasmettere, attraverso la poesia, quel “quid” che è l’essenza del sentimento espresso, lasciando il resto alla spiegazione dei critici e alla consultazione di un buon vocabolario.

(Ma questa è solo una mia semplice considerazione).
Antonio Ragone

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