19 settembre 2009

ADRIANA PASSARI: ANCORA A PROPOSITO DEL "FAR POESIA"

Credo che molte volte le nostre idee in merito a qualcosa si definiscano meglio in corso d'opera. Leggendo quindi il post di Edo mi sono sorte queste considerazioni: premesso che la poesia riguarda il nostro mondo interiore, la nostra anima, e quindi il nostro personale cammino, che come tale è personale,quindi unico e irripetibile, possiamo tenere conto, volendo, anche di chi legge, del suo orizzonte. (Nel primo post esprimevo il dubbio del rischio di un'autoreferenzialità della poesia).
E se chi conosce solo 200 parole, si rispecchia e trova godimento in qualcosa scritto in modo semplice, ma chiaro, ed efficace?....
So bene che stiamo scivolando dalla poesia ad altri settori, e il discorso si fa molto complesso... però personalmente resto dell'idea che una comunicazione è fatta di chi parla e di chi ascolta… infiniti mondi infiniti...
E' difficile mettere etichette all'anima...
(pensiamo alla semplicità e profondità di "ogni uomo sta solo ecc…").

4 commenti:

  1. Senz’altro è difficile (forse impossibile) dare una definizione della poesia, e son d’accordo con te, Adriana, quando parli di rischio dell’autoreferenzialità della poesia. E son d’accordo con te, Edo, quando affermi una cosa molto importante, ossia la sincerità dell’autore. Per questo chi fa “della poesia” ha in ogni caso diritto ad un ampio margine di rispetto, perché “l’anima non è etichettabile.” Adriana cita “ognuno sta solo…”, e qui piace anche ricordare il “M’illumino d’immenso” di Ungaretti, che fu immediatamente stroncato dalla grande critica letteraria dell’epoca. Oggi, si sa, è più che rivalutato. La poesia, una definizione complessa e complicata…

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  2. Arcangelo Bonelli19 settembre 2009 19:32

    Sulla definizione della poesia sono stati scritti centinaia di libri, per cui è impossibile definirla in poche righe. Alcune cose ritengo però siano essenziali. Che cos’è, esattamente, ciò che definiamo “poesia”? Certamente non è sufficiente la forma di un testo, il verso, la strofa, per definirla poesia. Essa va considerata anche attraverso la dimensione non solo letteraria ma tecnica dell’autore. Come ogni altra forma di arte, occorrono certamente altri requisiti essenziali, deve esprimere la naturale verità delle cose, una verità che diventi artistica, e non certo una passiva imitazione della realtà. La poesia diviene tale quando abbia la forza di trasformarsi ed esaltarsi, deve essere espressione dell’uomo totale perché essa sia vera, e non una mera quanto fragile descrizione della realtà.

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  3. Se ho ben capito, questo commento aggiunge due cose alla validità dei post e dei commenti finora scritti:
    1)non solo versi ma “dimensione letteraria e tecnica dell’autore”;
    2)non una semplice “descrizione della realtà” ma capacità di “trasformarsi ed esaltarsi” perché diventi arte.
    Riassumo con un esempio: non è la stessa cosa scrivere “Quest’ermo colle mi fu sempre caro” che si trasforma e si esalta in
    “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”.

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  4. mi riallaccio ad Antonio....a questo punto le parole così disposte "diventano musica", acquisiscono un ritmo interno che vibra su corde più vicine all'anima...Ma già il discorso si amplia e si arricchisce a partire dal punto di partenza che riguardava le parole...quali...secondo me parole comuni o ricercate non è determinante....ma è la "vibrazione", la musicalità, la capacità evocativa che scaturisce da tutto il loro insieme.

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