5 settembre 2009

ANTONIO RAGONE: VERSO NUOVE METE

Questa nostra vita ormai da tempo scorre in mezzo al ritmo frenetico d’una fiumana di parole spesso inutili e banali che hanno solo lo scopo di coprire le nostre incertezze e il nostro disagio interiore. Ho sperimentato l'effetto del silenzio su di me, nelle notti estive quando l’afa opprime o nelle notti invernali al fragore d’una pioggia scrosciante sulle piante del giardino. Da anni penso che le piante e i fiori hanno il medesimo aspetto dei nostri progetti, germogliano o periscono quando proprio non siamo preparati. Ho appuntato su piccoli fogli di carta rimediati al volo tutto ciò che mi è venuto in mente: rimpianti, inquietudini, considerazioni sulla vita di tutti i giorni, su questa nostra società tanto evoluta tecnologicamente e tanto umanamente regredita. Queste notti della mia vita mi hanno consentito di apprezzare il silenzio: esso solo ci concede la possibilità di ritagliare immensità per riprendere il cammino verso nuove mete.




VERSO NUOVE METE


Camminammo per verdi colline
aspettando ancora il sole che all’aurora
illuminasse i passi incerti della notte,
per raccogliere ai piedi dei castagni
il viola nato tra le gialle foglie.

Ripetemmo l’umano rituale
che accomuna ai tuoi gli occhi miei
e fiduciosi con la mano in mano
scorgemmo di lontano una sorgiva.

Già così sveglio il chiaro era alto
filtrava in mezzo ai rami e la sua luce
ci colpiva in qualche tratto del sentiero.

Non chiesi: - chi sei? - né per me
sul tuo viso lessi la domanda.

Se avevi qualche dubbio d’affidare
lo raccoglievo e lo facevo mio,
e quello che per te era un tormento
a me alimentava il duro viaggio.
Se sugli zigomi rossi di fatica
tu mi scorgevi qualche viva lacrima
dicevi: - asciugala al soffio solatìo. -

E fissi gli occhi oltre l’alberatura
proseguimmo la tua storia e la mia
col fruscìo dell’erba della volpe in fuga
timorosa al nostro calpestìo.

Raccogliemmo tra le spine more.

Il sentiero proseguì oltre quel giorno
mentre restava un roseo all'orizzonte
che a poco a poco ridivenne scuro;
poi dalla tana uscì inquieto lupo
mentre la notte ricopriva alberi e noi.


Antonio Ragone (Da "L'isola nascosta" Edizioni Akkuaria 2007)

3 commenti:

  1. Tutta la vita è un cammino, un viaggio sempre alla ricerca di "nuove mete", spesso è un viaggio inconsapevole, perchè è la vita stessa che ci porta via, ci obbliga a fare delle scelte, questo accade ogni giorno. E' bella questa poesia, Antonio, sembra leggendola che si cammini davvero.
    Teresa

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  2. Belle parole le tue, cara Teresa, la poesia è simile ad una giovanile compagna di studi e delicata amica di quegli anni “belli”, ai quali si ripensa con piacere e nostalgia e sempre ci accompagna. Il poeta ricerca questi elementi in questo paese fertile maturato con gli anni. Grazie per il tuo commento. Antonio

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  3. COMPLIMENTI BELLISSIME POESIE ENZA LUCIA

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