10 ottobre 2009

ADRIANA PASSARI (ondadigrano): LA "TERRA" DI CESARE PAVESE

In Pavese la Terra è parte integrante della sua poesia. Fa dire al protagonista di un suo racconto "La Langa":
“Io ce l'avevo nella memoria tutto quanto, ero io stesso il mio paese: bastava che chiudessi gli occhi e mi raccogliessi... per sentire che il mio sangue, le mie ossa, il mio respiro, tutto era fatto di quella sostanza e oltre me e quella terra non esisteva nulla".
Qui vorrei proporre la Casa: senza commenti: le parole entrano e si depositano direttamente nel cuore.
(Adriana Passari/ondadigrano)


LA CASA

L’uomo solo ascolta la voce calma
Con lo sguardo socchiuso, quasi un respiro
Gli alitasse sul volto, un respiro amico
Che risale, incredibile, dal tempo andato.

L’uomo solo ascolta la voce antica
Che i suoi padri, nei tempi, hanno udita,
chiara e raccolta, una voce che come il verde
degli stagni e dei colli incupisce a sera.

L’uomo solo conosce una voce d’ombra,
carezzante, che sgorga nei toni calmi
di una polla segreta: la beve intento,
occhi chiusi, e non pare che l’abbia accanto.

È la voce che un giorno ha fermato il padre
Di suo padre e ciascuno del sangue morto.
Una voce di donna segreta
sulla soglia di casa, al cadere del buio.

Cesare Pavese nacque a Santo Stefano Belbo, provincia di Cuneo il 9 settembre 1908. Morì suicida a Torino il 27 agosto 1950.

2 commenti:

  1. Cesare Pavese sceglie la strada di un poesia che riporta alle persone e alle cose attuali partendo dai ricordi, e questi elementi egli li ritrova nella sua stessa regione, nella sua terra.

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  2. In questa poesia il poeta avverte la sua incapacità di relazionarsi con il mondo e con tutte le sue contraddizioni. Forse questo lo porta a vivere quasi ai margini dell’esistenza, immerso in una continua autoanalisi che alla fine si rivelerà inutile, in quanto per lui la vita si mostra come una lunga allucinazione.

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