17 novembre 2009

ADRIANA PASSARI (Ondadigrano): SAI CHE GLI ALBERI PARLANO?

Sento di voler riprendere il discorso aperto da Antonio, a proposito di Francesco, anche se da una prospettiva diversa. Abbiamo parlato della ricerca, o del trovare l’essenza. Nella sua “nudità” Francesco ha trovato una ricchezza altra, una pienezza, che solo lo svuotarci, il liberarci dai tanti orpelli, possono darci.

Ha scoperto, o incontrato, la fusione con il creato, e le singole creature. Con sorella acqua, con fratello sole, fratello lupo, sorella morte…

E questa essenzialità piena, straripante, ce la ripropongono molte culture che non hanno (ancora, o non avevano) “abiurato” il contatto con la natura, permeate da un profondo senso del sacro.

Vorrei proporre qui, pertanto uno stralcio di un brano di Isaia tratto dalla Regola Camaldolese, uno da una raccolta sui Nativi americani e uno di San Bernardo da Chiaravalle. Ad ognuno le proprie considerazioni…
Adriana


“Pianterò, Egli dice, nel deserto, il cedro e il biancospino, il mirto, l’olivo, l’abete, l’olmo e il bosso”. Se dunque desideri di possedere di questi alberi in abbondanza o se brami di essere tra loro annoverato tu chiunque sii, studiati di entrare nella quiete della solitudine. Quivi infatti potrai possedere, o diventare tu stesso un cedro del Libano che è pianta di frutto nobile, di legno incorruttibile, di odore soave: potrai diventare, cioè, fecondo di opere, insigne per limpidezza di cuore, fragrante per nome e fama; e come cedro che si innalza sul Libano, fiorire di mirabile letizia Potrai essere anche l’utile biancospino, arbusto salutarmene pungente, atto a far siepi, e varrà per te la parola del profeta “sarai chiamato ricostruttore di mura, restauratore di strade sicure”. Verdeggerai altresì come mirto, pianta dalle proprietà sedative e moderanti; farai cioè ogni cosa con modestia e discrezione, senza voler apparire né troppo giusto né troppo arrendevole, così che il bene appaia nel moderato decoro delle cose. Meriterai pure di essere olivo, l’albero della pietà e della pace, della gioia e della consolazione. Potrai essere abete slanciato nell’alto, denso di ombre e turgido di fronde, se mediterai le altissime verità, e contemplerai le cose celesti, se penetrerai, con l’alta cima, nella divina bontà: “sapiente delle cose dell’alto”. E neppure ti sembri vile il diventare olmo, perché quantunque questo non sia albero nobile per altezza e per frutto, è tuttavia utile per servire di sostegno: non fruttifica, ma sostiene la vite carica di frutti. Finalmente non tralasciare di essere bosso, pianticella che non sale molto in alto ma che non perde il suo verde, così che tu impari a non pretendere d’essere molto sapiente, ma a contenerti nel timore e nell’umiltà e, abbracciato alla terra, mantenerti verde. Tu dunque sarai un Cedro per la nobiltà della tua sincerità e della tua dignità; Biancospino per lo stimolo alla correzione a alla conversione; Mirto per la discreta sobrietà e temperanza; Olivo per la fecondità di opere di letizia, di pace e di misericordia; Abete per elevata meditazione e sapienza; Olmo per le opere di sostegno e pazienza; Bosso perché informato di umiltà e perseveranza.”
Isaia 19,41

Sai che gli alberi parlano? Sì, parlano l’uno con l’altro, e parlano a te, se li stai ad ascoltare. Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non hanno mai pensato che valga la pena ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della natura. Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo, talvolta qualcosa sugli animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito.
Tatanga Mani (bisonte che cammina)

Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t'insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà.
S. Bernardo da Chiaravalle

3 commenti:

  1. Io credo che solo apparentemente le diverse culture differiscano nella definizione storica e culturale del creato. Tra tutti i Nativi Americani, i cosiddetti Sioux sono a tutt’oggi i più attivi nel tener orgogliosamente viva la loro cultura, che non è molto lontana da quella giudaico-cristiana dove a mio avviso non esiste nessuna concezione di superiorità della specie umana sul creato, ma anche qui l’uomo viene considerato parte integrante, non certo un padrone, bensì un custode dell’universo: non a caso questo bellissimo post mette insieme tre diverse culture per centrare l’unico vero problema che l’uomo, avulso dalla totalità del creato, in questo caso particolarmente dagli alberi, non è niente di più che un filo che si può facilmente spezzare all’interno della tela della vita e della natura. Un sacro rispetto di tutte le espressioni della natura e di molti animali, tra cui il lupo, che rivestiva un ruolo speciale presso gli indiani, tanto da elevarlo ad animale totemico, così come san Francesco lo appella frate lupo. Il vero problema consiste in un processo di involuzione che ha profondamente colpito il mondo occidentale, tanto da distrarlo e da condurlo lontano da queste bellezze del creato, fino ad esserne indifferente se non peggio distruttore, ma le cui radici tuttavia sono le medesime. Parlo d’involuzione dell’occidente, perché laddove si emarginano i veri valori o addirittura se ne nega l’esistenza, il valore dell’esistenza si riduce ad essere un’affannata corsa a possedere il più possibile, senza aver cura del resto, perché, certo si può imparare molto più nel silenzio del bosco che nei frastuoni della modernità.

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  2. Concordo pienamente.Aggiungerei che spesso l'uomo di oggi, è così lontano dalla natura, e quindi da sè stesso, che ne ha paura...come ha paura della propria intimità che non conosce.A volte ho la sensazione che la desertificazione sia prima di tutto dentro di noi....grazie per il tuo commento
    adriana

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  3. Son d'accordo, Adriana: "la desertificazione dentro di noi" è una frase molto bella e piena di significati.
    antonio

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