1 dicembre 2009

ANTONIO RAGONE: POGEROLA

Iniziando il mese di dicembre, avvicinandosi la festa del Natale, ricordi riaffiorano dalle memorie del passato.
Molto è mutato da quei giorni lontani, abbiamo perso il tempo, l’atmosfera che si respirava allora oggi non c’è, s’è frantumata nella logica d’una società consumistica imposta dalle rigide regole del mercato globale.
Uno che scrive poesie non è un cercatore di sogni, al contrario vuole trovare nell’attuale realtà tutte le sue contraddizioni, e quando appena le avverte, amaramente ne soffre.
E non si rifugia nei ricordi, ma li vive in questo presente spazio che gli è stato assegnato dalla vita, senza fuggire, senza nascondersi, consegnando al lettore le proprie domande senza pretendere risposte.
Uno che scrive poesie non reclama mai risposte, può solo porgere sofferte domande.
E mi piace qui ricordare Pogerola, il piccolo borgo costiero d’Amalfi, bianco, adagiato sui monti che scendono al mare, in memoria della cara madre.

POGEROLA


I viottoli che scendono
al mare hanno il profumo
del sale mescolato
agli umori delle grandi
foglie carnose che s’aprono
al gracile fusto dell’agave fiorito
dei fichidindia e della parietaria
e di lucertole al sole
che pronte si rifugiano
nelle crepe dei pietrosi muri.
C’è il profumo dei biondi
limoni che si tengono stretti
sulle piazzole di terra
rubate alla rocciosa costa
dove pure sostano pascoli
di pecore e cavalli.
Antonio Ragone (Da "I Passi sul sentiero sconosciuto" - Liberidiscrivere 2009)

LA SERA INQUIETA


È l’ora bruna, afosa, ancora una,

di questa estate amara, per me malata.
Amara oggi, con questi anni addosso,
ma più degli anni è il peso del marinaio
stanco delle tempeste marine, dei venti
contrari, delle illusioni delle sirene e dei porti
più lontani raggiunti, dopo naufragi
su isole deserte. Sempre il viaggio riprese,
lo stanco marinaio, e ancora oggi!
Amara oggi, estate, così come gradita permane
la memoria di quelle lontane, intrise
dall’odore dei filari di pomodori di Pogerola.
In quei campi costieri, a volte, la mia mano trafugava
al venticello qualche sparuto sogno smarritosi
nell’aria tiepida della paziente sera; oggi non più,
la sera è inquieta, pur se ancora s’ode il lamento
d’una solitaria volpe nella valle,
o il gràcchio delle cornacchie grigie,
nidificate sull’antica vetta della chiesa.
Domani, all’alba, c’è solo da scrutare il mare,
meglio d’inverno, nel pieno d’un fragoroso
temporale, dove perdersi o ritrovarsi,
seduto sopra i massi a Terracina;
e così aspettar che ti sputi in faccia
i suoi zampilli.
Antonio Ragone (Da "L'isola nascosta" - Ed. Akkuaria 2007)

2 commenti:

  1. Nel riprendere il discorso di Antonio in merito ai sentimenti e all'imminenza del Natale,mi piace fare alcune riflessioni.
    Nell'animo delle persone sensibili alberga sempre un forte rimpianto per i propri cari ormai scomparsi e per un lontano passato costituito dalle buone e sane tradizioni,ora soppiantate dal vuoto materialismo,del quale i cosìddetti "epicurei" sono gli antesignani.
    In pratica,per usare un termine adottato,nell'ambito di questo blog,dalla scrittrice,Signora Passari,e che a me è piaciuto molto,si tratta della "desertificazione" dell'animo umano.
    Tutto ciò è stato ben descritto dal poeta Ragone attraverso i suoi bellissimi versi dedicati al luogo natìo della propria madre.

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  2. Grazie a Luciana per il suo bello e gradito commento, e per il suo contenuto che condivido in pieno.

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