22 febbraio 2010

ANTONIO RAGONE: OMAGGIO AL POETA LUCIANO ERBA

Luciano Erba è nato a Milano il 18 settembre del 1922, è stato titolare di Letteratura francese all’Università di Padova (ch’ebbe, come rettore, negli anni 1871-1872, un poeta a me molto caro, Giacomo Zanella).
Luciano Erba si è sempre volutamente tenuto lontano dalla vita letteraria italiana, preferendo dedicarsi allo studio di poeti francesi del Seicento e del Novecento, che ha anche tradotto. Compaiono, soprattutto nella prima produzione poetica di Erba, eleganti giochi compositivi intorno a una figura, quadretti raffinati assemblati da una controllatissima intuizione ironica. In questa poesia che vi propongo  è descritto un personaggio femminile che viene staccato dalla propria vicenda biografica mettendo in rilievo un capo di vestiario, il largo cappello blu di tulle che isola all’improvviso la Grande Jeanne dal suo passato di prostituta, negli anni della guerra, proiettandola nel sogno sempre più alimentato e ossessivo di una recuperabile “vita per bene”, attraverso se stesso come funzione di salvatore, metaforizzandosi in una lepre di montagna, simbolo di sospettosità e di velocità.



LA GRANDE JEANNE

La Grande Jeanne non faceva distinzioni
tra inglesi e francesi
purché avessero le mani fatte
come diceva lei
abitava il porto, suo fratello
lavorava con me
nel 1943.
Quando mi vide a Losanna
dove passavo in abito estivo
disse che io potevo salvarla
e che il suo mondo era lì, nelle mie mani
e nei miei denti che avevano mangiato lepre in alta montagna.

In fondo
avrebbe voluto la Grande Jeanne
diventare una signora per bene
aveva già un cappello
blu, largo, e con tre giri di tulle.

Luciano Erba



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