3 febbraio 2010

ANTONIO RAGONE: SALERNO E LA NEVICATA DEL 1956

La campagna romana s’è svegliata stamane sotto uno strato di neve. Belli da vedere gl’innevati alberi squarciare bianchi il buio dell’aurora. È risalita alla mia memoria la nevicata del 1985, e ancor più da lontano la nevicata del 1956, avvenuta in questo stesso periodo dell’anno, io fanciullo meravigliato mirando la costa bianca, bianche le navi nel porto, la spiaggia e le dormienti barche sulla rena. Mi son chiesto stamane se qualche fanciullo, oggi, ancora di qualcosa si meravigli!




SALERNO E LA NEVICATA DEL 1956

A questo proposito, vi propongo un brano tratto dal mio racconto “Il gatto d’un regno lontano”: (per leggere l'intero racconto fare clic qui)

"Intanto, il mio viaggio proseguiva, l’implacabile tempo, di nascosto, mi trasportava lentamente verso un mondo più ampio.
Il mare sottostante mi teneva compagnia, lui non mi lasciò mai; spesso scendevo a Salerno per andare a scuola, a piedi, ogni passo era un nuovo pensiero, una nuova domanda a cui dare una risposta ancora da maturare.
Fu una di quelle mattine, poco prima di Palazzo Olivieri, tra la sovrastante Madonna degli Angeli e il mare, che vidi (il gatto) Giacomino appostato tra l’erba alta della vegetazione costiera, scappò via veloce appena mi scorse.
Aveva scelto, a suo modo, la sua libertà.
Continuavano le stagioni ad alternarsi, senza tregua. Quell’inverno ci regalò la neve, inusuale per noi, quasi sconosciuta, così tanta.
La terra coperta di neve, gli alberi coperti di neve, il braccio del porto e le navi coperti di neve. Tutto copriva la neve, uniformando gli elementi in un senso interiore di pace, circondato dall’azzurro del mare.
Fu allora, ricordo, che trovammo un pettirosso, infreddolito e spaurito nell’inconsueta nevicata, che custodimmo al caldo con la stessa cura d’un bambino che non riuscì a sopravvivere: lo seppellimmo presso l’albero del fico dentro un salvadanaio di legno color celeste, chiuso a chiave, mentre continuava la neve a scendere, a render bianco anche quel piccolo sepolcro".

Antonio Ragone (dal racconto “Il gatto d’un regno lontano” inserito nell’Antologia “Con gli occhi di un gatto” Ed. Akkuaria 2007 - poi in "Riverberi vietresi" Ed. Akkuaria 2012)

Leggi la bella poesia e la sua parafrasi La danza della neve di Ada Negri: clic qui:

3 commenti:

  1. Agnese Di Venanzio10 febbraio 2014 11:46

    Che racconto Antonio !.... e come sempre ci riconduci in certi luoghi da noi già vissuti . La neve che tutto abbellisce ,apportatrice di fanciullezza !... che tutto copre, ma non il grande mare azzurro !...che l'accoglie con un bacio eterno . La nevicata di quell'anno me la ricordo bene insieme a quel carnevale di tetti smerlati di ghiaccioli pendenti ; ero vestita da fioraia - a soli nove anni - con un cestino di vimini pieno di bianche giunghiglie profumate ...la gonna lunga rossa di raso inzuppata fino a metà (non era altro che il drappo/telo che adornava il davanzale delle finestre di casa nostra, durante le processioni del Corpus Domini) , quel telo riadattato da un'idea di mia madre. Questo tuo raccontare , che parla di rispetto per i piccoli animali, il fico dai fragili rami e la terra sottostante che accoglie il piccolo pettirosso , racconti di azioni svolte da una creatura /bambino che già da allora " ERA - POETA " .
    Grazie, grazie, grazie.

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  2. Grazie Agnese cara, molto bello quello che mi dici. Mi regali anche tu emozioni.

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  3. dal cielo piovono accenti
    lune gioiose danzano l’aria

    contrappunti d’anima
    donano alla tormenta
    l’ intimo tepore di pace


    La neve è poesia:
    avvolge di sacralità le cose
    tutte
    nel silenzio perfetto
    affabula l’intima magia
    del profumato incanto

    Maria

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