9 aprile 2010

ADRIANA PASSARI MIO NONNO È … “UN BOSCO FIORITO”.



Da tempo mi affiora l’immagine del nonno paterno… ne vedo l’espressione del viso… serio e buono, nonostante le rughe gli dessero un aspetto severo, un po’ come me, che, nell’intento dei miei genitori, mi chiamo un po’ come lui… Adriana-Andrea.

Ne sento ancora la voce, pacata, dolce… ne capto l’energia tranquilla, forse rassegnata, forse saggia, di chi accetta la vita per quello che è.

Se vado ancora più dentro… i ricordi si dipanano uno dietro l‘altro… intravedo la sua lambretta, con cui partiva la mattina per andare al lavoro.
I piccoli specchi, disseminati in vari punti della casa, le sue braccia magre e abbronzate, un orologio con un cinturino di metallo chiaro…

Nonno Andrea…

Alla festa del paese c’erano alcune bancarelle. Una vendeva giocattoli, ma né il babbo né la mamma  accolsero la mia richiesta di una confezione con pentoline  e attrezzi da cucina… arrivò lui invece, inaspettato, con il suo dono.

Di quel pacchetto ricordo la piccola mezzaluna.

La mattina, siccome in casa non c’era bagno, andava al campo del monte (ogni famiglia del paese aveva il suo campo del monte, ultimo lembo di terra strappato al bosco, in cui a fatica si coltivavano patate e viti) a fare la sua personale concimazione.

Nel campo del monte aveva piantato alcuni bulbi di narcisi gialli, che regolarmente fiorivano a Pasqua.

Un mazzetto ornava la casa il giorno che arrivava il prete a benedire, il resto era per il cimitero… dove per Pasqua si toglievano i fiori di plastica.

Era d’agosto… pomeriggio inoltrato. Con mia madre e mia sorella di pochi anni, tornavamo dai campi, quando arrivò la notizia che il nonno era in ospedale, investito in pieno, con la sua lambretta, da un’auto.

Trauma cranico… nessuna speranza.

Il babbo che lo assisteva diceva che lui (il nonno) lo seguiva muto con gli occhi… e tornò a casa la notte dopo… io avevo già visto in sogno che il  nonno era morto.

All’estate è seguito l’autunno… l’inverno… di nuovo Pasqua e primavera… tante pasque e tante primavere…

Il campo del monte è di nuovo bosco, ma i narcisi, quelli risparmiati dai cinghiali, o forse anche grazie al loro muovere la terra, hanno colonizzato il bosco.

Abbiamo una nuova casa, come nelle favole, al limitare di quel  bosco. E in questo periodo qua e là si intravedono ciuffi di giallo.

Sento allora più forte che mai la presenza del nonno… e come in una fiaba tutta mia, mi piace pensare che lui sia ancora lì, trasformato in tanti  
profumati fiori gialli.

Grazie nonno.

Adriana Passari


3 commenti:

  1. Commovente e poetica descrizione, cara Adriana.
    Bellissimo, fa riflettere. Grazie!

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  2. Anch'io ho avuto un'infanzia ...... particolare, però da parte della nonna materna, il nonno (suo marito) l'ho conosciuto poco, perché ci eravamo trasferiti a Milano e morì quando avevo soli 10 anni. Il nonno era ..... silenziosamente dolce! invece la nonna, era molto energica, severa e decisa, con la sua grazia "nonnesca". A lei ho dedicato una poesia, che assomiglia più ad una prosa.

    Grazie Adriana per questo Suo bellissimo racconto.

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  3. grazie :-)
    Immagino che persone della nostra generazione, cresciute in campagna, avranno modo di ritrovare nella memoria immagini "accantonate" in un angolo...per i tanti cambiamenti sempre più veloci, cui abbiamo assistito. onoriamo quindi la semplicità e l'essenzialità dei nostri nonni...un saluto

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