1 aprile 2010

ANTONIO RAGONE: LA PASSIONE DEGLI APOSTOLI


"La tesi di fondo è chiara e dichiarata: “l’Orto degli Ulivi rappresenta la vita”. “L’inizio della passione degli Apostoli, della loro tragica speranza della vita… per naturale estensione è la passione di tutta l’umanità”.
Al centro del poemetto sta quindi l’eterno problema del male, della sofferenza, il “mistero d’un dolore inesplicabile” (IV), quello che san Paolo chiamava il mistero dell’iniquità (2 Ts 2,7)".

(dalla prefazione del critico letterario Antonio Fiorito)


DALLA PARTE I
"VIAGGIO POETICO" (brani XVIII e XX)


IV

E tutti siam scappati nella notte,
fuggiti trepidanti tra le piante,
provando la paura, amante nostra.
Ciascuno fugge verso il suo paese
tra leoni che cacciano le prede,
palpitando in un battito di ali,
la pena di vivere si fa dura.
Mistero d’un dolore inesplicabile,
o questa nostra carne così debole
così confusa dentro la ragione.
Ora, ci copra la notte, nasconda
i nostri volti, e ci dia rifugio.


XVIII

È ormai già sera, poi sarà la notte,
scende la notte, tenebra, paura,
copre i pensieri tumultuosi e cupi
al di dentro d’una sprangata porta
in mezzo al mare di tempesta in piena.
Se qualcuno ci bussa che non s’apra,
c’è solo morte che vi possa entrare!
Non siamo che uomini abbandonati
smarriti tra nemici inferociti,
ci batte il petto nelle mani in testa
celiamo gli occhi a non veder l’albore
sul duro legno dimeniamo il capo.



XX

Ad Emmaus volge il nostro cuore
ansioso d’arrivarvi ancor ch’è giorno
c’è la tristezza una speranza vana
d’aver creduto, inutilmente amata,
trafitta al duro legno d’una croce.
Non resta che riprendere il passato
senza cercar più niente oltre la vita
che all’ardente disfatta dia riparo.
Sconosciuto viandante che ci affianchi
a spartire con noi il triste viaggio
resta con noi che il giorno è al suo declino
già avanzano le ombre della notte.




DALLA PARTE II
“SAGGIO CRITICO”

"È il Venerdì Santo del 1998. 
Come un approdo, dopo un viaggio marino, alfine giungono tra i paesi della costa amalfitana, quei paesi che costeggiano il mare e da qui si elevano aggrappandosi alla roccia dei monti Lattàri: case bianche, vicoli stretti, scalinate di pietra, tutto propende verso l’alto fino a raggiungere la sommità di questi piccoli santuari marini. 
La salita è faticosa, più è faticosa e più è bella, finché si giunge all’odore contemplativo della purezza, un distillato di mare e di limone, di acqua e terra rubata nei secoli alla roccia per costruirvi appezzamenti di terreni, piante da coltivare, animali da accudire, terre di contadini e pescatori.  
Discendere è più leggero, la fatica del corpo non si sente perché più detersa è la fatica stessa che dapprima ha condotto in alto il carico della debolezza, che ora si appresta ad avvicinarsi al mare.
…. 


La sera di quell’aprile, pur inumidita, è fresca come le rimembranze del passato, giovani studenti che colgono speranze nella coinvolgente atmosfera della settimana santa, nel suo caratteristico profumo, che rimane intatto per tutta la vita.
Ed essi sono lì, in quei giorni, per ritrovare la forza per ripartire, per riconquistare una speranza che ridoni il coraggio di vivere proprio in quel periodo liturgico che si sta celebrando, paradossalmente immersi nella situazione dolorosa dell’Orto degli Ulivi e nel suggestivo muggito del mare.
….

In effetti, l’Orto degli Ulivi, è la vita, è il luogo dove Cristo ci consegna la memoria della nostra passione, trasferendoci il suo dolore del quale egli soffre e piange, implorando fino a sudare sangue, tuttavia rimettendosi nelle mani della volontà del Padre, nello stesso momento che gli Apostoli, uomini perplessi e disorientati ancora non hanno percepito, né possono, lo spazio del disegno divino.
Essi, per questo, stanno provando il dolore, in quello stesso Orto, di tutte le ansie, le preoccupazioni, le solitudini, gli abbandoni e le paure dell’umanità, racchiusi nel sonno della stanchezza fisica e morale, nella coeva inconsapevole attesa, dopo aver sopportato il terribile peso della stessa croce di Cristo, e dopo aver subito, come Giona nel ventre del pesce, la vera morte del corpo, della resurrezione che suggella la tragica speranza della vita".

Antonio Ragone (Da "La Passione degli Apostoli" Ed. Akkuaria 2008)

2 commenti:

  1. Tina Balestrieri2 aprile 2010 12:01

    Bellissimo libro, La Passione degli Apostoli, per la sua intensità e profondità. Un libro di cultura, di vera letteratura. Io conosco personalmente Antonio, so quanta fatica ha profuso nello scrivere questo libro. Spesso egli stesso me ne parlava, mi confidava la sua intima concentrazione quando lo stava scrivendo, perché voleva essere sicuro di trasmettere al lettore quello che realmente sentiva nella sua profondità di poeta e scrittore. So che gli è costata molta fatica. Un libro impegnato, come ho avuto modo di dire personalmente ad una sua presentazione e già in qualche parte di questo suo blog. Io sono una professoressa di materie letterarie in pensione, ho sempre questo libro sul mio comodino, e la sera, dopo aver letto qualche passo della Bibbia, ripasso alcuni brani di questo libro di Antonio Ragone.
    Tina Balestrieri

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  2. Grazie ,Antonio,per averci avvicinato di nuovo ai profondi temi religiosi in un mondo ed in un periodo contraddistinti dal materialismo e dal consumismo.

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