4 maggio 2010

ANTONIO RAGONE: PARAFRASI DELLA POESIA "L'ISOLA" DI GIUSEPPE UNGARETTI.


Molti mi han chiesto di fornire una parafrasi della poesia  L’isola di Giuseppe Ungaretti.
Prima di tutto è da chiarire che nel procedimento relativo a poetiche moderne come l’ermetismo, ovvero la poesia pura, riveste notevole importanza l’analogia, che, in pratica è una comparazione tra due termini, dove viene sostituito il rapporto di identità con la soppressione del come proprio della similitudine. In questo caso, quindi, l’isola non è da intendersi in senso stretto nel suo significato puramente semantico di “isola”, ma come ha affermato lo stesso Ungaretti, come luogo di isolamento, solitudine, silenzio.

Presso una spiaggia, dove una perenne oscurità era creata da antiche selve assorte, silenziose, in una situazione di raccoglimento, approda il protagonista, una persona non nominata, in effetti lo stesso poeta, in cerca si silenzio e raccoglimento. Il silenzio è tale che il personaggio è attratto dal rumore d’un uccello o d’uno stormo, levatosi in volo dalla superficie dell’acqua tremolante, come un batticuore. Una larva, un’apparizione incerta, dai contorni indefiniti, (qui rappresenta la vaghezza della vita) che poi assume forma e sostanza nei due verbi languiva e rifioriva, che si riferiscono al respiro d’un corpo addormentato, una misteriosa ritmica alternanza di languore e fioritura, appartenente ad una ninfa, un personaggio della mitologia classica, un essere sovrannaturale abitante dei boschi e dei fiumi, (siamo dunque in mondo di favola) che dorme abbracciata ad un albero d’olmo. Il personaggio approdato in questo luogo erra in se stesso, in un proprio paesaggio interiore, passando da apparizioni illusorie (da simulacro) ad esperienze reali della fiamma vera provocata dal desiderio suscitato dalla visione della ninfa, mentre l’ombra si raccoglie negli occhi delle vergini, altre ninfe, come si raccoglie l’oscurità della sera ai piedi degli ulivi. I rami degli alberi fanno filtrare il tepore carezzevole dei raggi solari, come una lenta pioggia di frecce, rendendo luminoso il tappeto erboso, toccato dalla luce filtrante fra gli alberi. Le mani del pastore (altro favolistico personaggio del paesaggio) appaiono lisce e trasparenti come vetro, come consunte da una febbre interna.

Si tratta dunque, attraverso un susseguirsi di analogie, di un’esperienza di raccoglimento e distacco dalla realtà che il poeta (un egli mai nominato) ambienta  in un paesaggio al di fuori del tempo e dello spazio reali.

Antonio Ragone

7 commenti:

  1. Elisabetta Condugi5 maggio 2010 19:15

    Di solito le poesie si leggono senza riflettere, si sente il bel suono delle parole e finisce tutto lì. Ma ad una attenta lettura d’una poesia (la poesia si legge sempre con attenzione) e grazie a questa ottima e poetica esplicazione, cala il velo di una presunta incomprensibilità e tutto diventa chiaro.

    Allora si comprende l’importanza dei poeti e la forte necessità di ascoltarli.

    Ora tutto è chiaro!

    La poesia è forza, vitalità, un concentrazione di messaggi per l’umanità di cui tenere conto.

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  2. Ungaretti è stato l'innovatore della nostra poesia italiana. Ancora oggi, i poeti risentono il suo riflesso. Un grande maestro.

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  3. il bello di questa poesia è che il poeta usa un linguaggio allusivo e ricco di immagini simboliche

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  4. Sì, Ungaretti è stato il vero "inventore" della nuova poesia. Cercare la parola pura, le analogie sono le sue "immagini simboliche".

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  5. L'ho copiata tutta perchè era un compito di scuola uahuahuahuahuauh.

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  6. Mitico Ungaretti e la sua poetica innovatrice che attraverso la purezza semantica, apre alla polisemia dell’infinito l’oceano.
    L’isola svincolata da confini geografici, lontana da spazi riconoscibili é luogo metafisico della vita.
    E si aprono varchi per l’Oltre.
    La tua lettura incanta tocca con delicata mano, delicatezza che ti connota, ogni parola e ogni significato intrinseco del Maestro.

    E quel ragazzo studente che ti ringrazia col suo cristallino slancio di cuore, che leggendo avrei voluto abbracciare, col suo “osanna” pulito, schietto, sincero, trasparente …
    Tutto davvero intenso.
    Grande Antonio!

    Maria

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