1 novembre 2011

PAESE, DI RENATO FILIPPELLI.


PAESE

Oggi una nostalgia
di pietre, di sterilità: la mia memoria
è artiglio sul cordone dell’asfalto:
raffiora il desolato
paese della vita dei miei padri.
Il Masssico coi cespi
tagliente dello strame  alle pendici
e i vertici piagati dalle crude
epifanie del sole; la vallata
dei trenta borghi con le grotte vive
delle voci sepolte delle madri
che chiamavano all’alba i figli spersi
o chiusi nell’oblio. M’approda in cuore
oscuro flutto di preghiera: il passo
del medievale rito della morte
di Cristo, a Sessa degli Aurunci.

1 commento:

  1. Giovanni Lalli1 novembre 2011 16:45

    È da riconoscere a Filippelli il dono del verso, oggi più che raro, e l’armonia dell’invenzione poetica espressa con forza e verità dei sentimenti. Versi che hanno un forte potere di coinvolgimento.

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