10 aprile 2012

UN URLO NELL’IMMENSITÀ .

Un canto, forse un urlo nell’immensità di cui anch’io sono parte integrante. Io non sono avulso da questa immensità entro la quale la mia vita percorre il suo cammino. Immensità e vita, dunque, infinito e finito, sembra un paradosso questa composizione universale dove tutto il contenuto è finitezza mentre il contenente è infinito mistero. E forse proprio per questa antinomia che l’animo poetico avverte forte l’esigenza di confrontarsi con l’infinito entro il quale per l’umanità è solo sofferenza. In questo secolo, ovvero in questo mondo, il mio cuore è tremolante perché tutto è incoerentemente inspiegabile.

7 commenti:

  1. Bella riflessione! Condivido i tuoi pensieri.
    Buona giornata

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  2. Mariaconcetta Lo Re11 aprile 2012 06:03

    Vorrei tanto passeggiare a piedi nudi con Te caro Antonio, per scoprire la Bellezza dell’Infinito e trovare argine al vuoto esistenziale che pervade questo in_finito mondo.


    Una carezza
    Mariaconcetta

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  3. L’infinito… è già tutto dentro di noi!
    Lo sguardo non sa percorrersi dentro per riconoscersi sostanza d’infinito e così si allena guardando quanto di profondo e d’immenso ci appare fuori. Eppure quanto sta fuori di noi è sostanza di ciò che già sta dentro di noi. Molti soli illuminano il Profondo di noi e i poeti, più di ogni altro genere d’uomo, colgono spesso il senso dell’infinità che li percorre: sanno che è Verità e Vita; sanno che è Mistero che non va palesato poiché è Spirito. E ciò che per per molti risulta “incoerentemente inspiegabile”, i poeti lo consegnano nelle mani di quel Sé che li vive e che trasforma il loro limite in solchi d’esperienza, in crescita.
    Non sarà dunque il sapere dell’uomo a catturare l’infinito, che è espressione di Dio, ma l’azione Misteriosa dell’Ascondità (la presenza-assenza spirituale) che lo contiene. A noi basta sapere di essere i combattenti dell’arena della vita ai quali può capitare di cadere una e mille volte e di rialzarsi altrettante volte senza la pretesa di sentirsi eroi, con nell’animo la consapevolezza che il nostro fiato, benché piccolissima energia, ha il potere di smuovere tutto l’esistente e il Creato.
    Grande questa tua nota, caro Antonio, che mi ha suggerito queste piccole riflessioni. Ti abbraccio, amico e poeta, sempre con molto affetto e stima.

    Alessio Patti

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  4. Siamo polvere pensante!Guardiamo e constatiamo nel tempo la caducità di ogni prezioso sentire ed amare....Il ritorno dentro al proprio spirito vagabondo c'immerge nella profondità e nella grandezza del mistero di vita ,di bellezza ,di amore che ci avvolgono sempre...anche a nostra insaputa!!!Non sappiamo rispondere,non possiamo spiegare,ma godiamo di istanti eterni ,brevi ma incontenibili,oltre l'orizzonte dello sguardo consapevole...E l'essenza che ci permea spirito e corpo parla una lingua nuova e incomprensibile...E' la voce dell'immenso!!!!MINA

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  5. Mariella Mulas12 aprile 2012 08:51

    Già inspiegabile... troppo pieno è ancora il cuore nel mistero dell'infinito e non basta il tempo!!! Bellissimo il pensiero profondo!!! Ciaooo!

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  6. Grazie, amiche e amici, per i vostri preziosi commenti.

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  7. Antonio,è molto profondo il tuo pensiero relativo ai rispettivi concetti del finito e dell'infinito!
    La condizione degli esseri umani con le proprie fragilità ed inadeguatezze è fortemente limitativa se la si confronta con l'immensità dell'universo che ci circonda.

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