1 novembre 2012

GIÀ LA PIOGGIA È CON NOI, DI SALVATORE QUASIMODO.


Una visione autunnale nella pianura lombarda descritta da un poeta dell’esilio. È una lirica insieme classica e concreta, in cui l’evocazione realistica, anzi naturalistica, serve a preparare il terreno per una tristezza: il tempo fugge senza che l’uomo possa far altro che vederlo andare, con le stagioni, con i gesti contadini, con le abitudini eterne degli uccelli. È implacabile il tempo nel suo fluire, fugge di nascosto e porta con sé un triste rimpianto degli anni che sembrano passati invano. Di anni  bruciati è fatta la vita.
L’avverbio già, collocato all’inizio della poesia, ne dà il tono e il senso, il ritorno della pioggia autunnale è il segno che altro tempo è trascorso, per il poeta è una considerazione rassegnata. Eppure la pioggia scuote l’aria silenziosa, quasi volesse ridestare il mondo avvolto in un pesante clima di silenzio e immobilità. Anche le acque sono spente appena mosse dalle rondini. Suggestiva immagine è questa delle rondini, le ultime ormai,  che nella pioggia, anziché volare in alto, sfiorano l’acqua alla ricerca di pesci, richiamando il paragone coi gabbiani. Il fieno diffonde un secco profumo. Questa descrizione del paesaggio prepara il passaggio alla riflessione che - ancora -  un altro anno è bruciato, nella rapidità del tempo e il rimpianto d’averlo vissuto invano. In realtà è un’amara considerazione sulla vita e sul tempo che l’attraversa silenziosamente, senza rumori. Solo quando un attimo ci fermiamo possiamo contare il tempo, ma non possiamo commentarlo né spiegare. Resta l’inesplicabile mistero della vita.

GIÀ LA PIOGGIA È CON NOI

Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno. 

Salvatore Quasimodo

7 commenti:

  1. Questo è il nostro vivere il tempo: qualcosa che c'è ma che ci sfugge, che non può essere fermato, immortalato, compreso, letto, spiegato.
    L'istante è solo quanto ci è concesso percepire. Dopodiché il tempo diventa inafferrabile come lo è lo spirito, anche quello della Terra.
    Quasimodo illustra nella prima parte della poesia un'ambientazione campestre, come preludio di un tempo che vive impavido nella vita delle creature e della natura, e poi, nella chiosa, lo mostra insensibile strumento dell'esistenza che brucia ogni cosa al suo passaggio concedendoci al massimo una rimembranza.
    Grazie Antonio di questa tua profonda riflessione e della gradita condivisione.

    Alessio Patti

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  2. Mariaconcetta Lo Re1 novembre 2012 16:51



    bagliori a pennellate
    di rossi, arancioni e neri

    la natura
    accende l’aria

    dal grigiore si cerca Luce
    tra le crepe
    nascerà il fiore


    Mariaconcetta

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  3. Antonio, ricordo che la studiammo alle superiori questa poesia di Quasimodo.

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  4. Ciao Antonio, che dire di questa bella poesia che riporta molto indietro... alle sensazioni di certi profumi nell'aria che la pioggia si sa accentua . I poeti di un tempo avevano la grazia di godere di un'aria non inquinata ... e noi adesso se chiudiamo gli occhi,quella di goderci quell'emozione .

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  5. agnese di venanzio3 novembre 2012 22:47

    Ciao Antonio, che dire di questa bella poesia che riporta molto indietro... alle sensazioni di certi profumi nell'aria che la pioggia si sa accentua . I poeti di un tempo avevano la grazia di godere di un'aria non inquinata ... e noi adesso se chiudiamo gli occhi,quella di goderci quell'emozione .

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  6. Ma questa poesia in che anno fu scritta?

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    1. Questa poesia fa parte della raccolta “Nuove Poesie”, poi incluse in “Ed è subito sera”.
      Fu scritta tra il 1836 e il 1942.

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