
Il tempo è luogo di mistero, aleatorio e ingannevole, implacabile nemico d’ogni creatura, incerto e rischioso come una fiera selvatica e crudele che fa finta di dormire. Il suo scorrere non lo percepiamo, esso resta in agguato tra le maglie intricate della vita, c’inganna, sembra non passare mai; ma quando ci rivolgiamo indietro scorgiamo che altro tempo, lento e tempestivo, è passato come indifferente battito d’ali. La vita fin qui vissuta sembra solo aver dato amori trascurati forse per troppa buona viltà, una difesa per riscaldare la nostra malinconia contro il gelo notturno. C’è tanto freddo che s’avverte nell’avanzare degli anni e del fluire del tempo, la vita non è che un insieme di ceneri che si dissolvono al vento, ma resta lo scorrere perenne del fiume. C’è amarezza, delusione e sconforto. Ma non è forse questa la vita che ci pone spesso di fronte alla cattiveria umana? La vita va vissuta, non sopravvissuta. Ma sempre costretti ci troviamo ogni giorno a sopravvivere, contando intorno a noi una miriade d’assenze. Sulle pacate onde d’un notturno mare attende il veliero che ci porti alla ricerca della nostra isola nascosta. Viaggiare, non fermarsi, un fiume non si ferma mai, nemmeno di fronte alle rocce dei monti, scivola via verso il fondersi col mare in un appagato amplesso d’amore.
Antonio Ragone