HANNO RUBATO I NOSTRI SOGNI.

Il problema più grande che si pone innanzi  all'uomo contemporaneo è il sopravvento della mente, fin troppo coltivata, sul sentimento dell’amore, che tutte le altre emozioni in sé racchiude. È così, le cose del cuore sono del tutto trascurate, spesso financo biasimate. All’uomo del nostro tempo è come se non gli sia permesso di vivere emozioni, anzi è costretto a reprimerle perché si avverta in lui la forza della razionalità. L'uomo emotivo è valutato debole, l'uomo sensibile è misurato infantile ed immaturo, incapace di far fronte alle cose del mondo. Eppure sono proprio le emozioni che rendono vero, vivo e vitale la realtà dell’uomo stesso. Se fosse altrimenti, l’uomo sarebbe un essere costruito, artefatto. E infatti spesso ci troviamo di fronte a tanti esseri umani artificiosi, forse nemmeno più “umani”, giacché costruitisi su una identità artefatta. Io dico: viva le donne e gli uomini che ancora provano emozioni e che si emozionano nel corso di un rapporto interpersonale. L'uomo di cuore non è primitivo ma conserva le origini della sua natura. È bello utilizzare la parola “Amore” in un contesto ove ci sia un grande coinvolgimento emotivo sia di natura psicologica che fisica.

Ma le regole rigide del mercato che ci sono state imposte hanno preso il sopravvento sui sentimenti e sulle emozioni dell’umanità. Come sarà domani? Già oggi ci sono stati rubati i sogni e con i sogni il futuro. Per questo sono preoccupato per il futuro dei nostri giovani.

POMERIGGIO DI GIUGNO.


Aspetto.
 

Ora che il sole già s’affaccia
alla socchiusa finestra
aspetto che venga sera.
 

A volte mi sento assassino
di me stesso.
 

(pensiero pomeridiano)


EUGENIO MONTALE, I LIMONI.



I limoni è il testo poetico d’apertura degli Ossi di seppia, subito dopo l’introduzione Godi se il vento ch’entra nel pomario della sezione In limine. Il primo verso è una vera richiesta di ascolto che vuole  determinare la distanza rispetto alla tradizione dannunziana, al poeta-vate e ai suoi atteggiamenti artefatti che suscitino una sorta di devozione negli ascoltatori; questo è identificabile appunto nei poeti laureati e nei loro pregiati bossi ligustri o acanti, dove si avverte tutta la loro forzosa convenzionalità. Il linguaggio di Montale invece è particolarmente attento alla quotidianità  che egli percepisce soprattutto nel paesaggio ligure,  riconfermando il ruolo fondamentale degli oggetti nella poetica montaliana mediante l’utilizzo del correlativo oggettivo. Egli ama le strade, gli erbosi fossi, le pozzanghere / mezzo seccate, le viuzze che seguono i ciglioni, i ciuffi delle canne, gli orti che s’aprono agli alberi dei limoni. Ed è meglio se il canto, le gazzarre, degli uccelli si perde nell’azzurro del cielo, perché così, assorti in un misterioso silenzio, si riesce a cogliere e a godere il fremito dei rami di limoni e la natura, i sensi del loro odore. In questo luogo, quasi per un piccolo prodigio, tace la guerra delle passioni umane deviate verso altri interessi che sottraggono all’ascolto della natura. Anche a noi poveri (contrapposto ai poeti laureati) è concessa una piccola parte di ricchezza interiore, che ritroviamo nel semplice, umile odore dei limoni. In questa atmosfera impalpabile e sospesa, in questo esteso silenzio, ben lontani e diversi dall’estetismo dannunziano, pare che le cose siano vicine a svelare, a tradire il mistero della loro essenza, il loro ultimo segreto. Ed è proprio in questo momento particolare ed incerto, che tutto appare mutato. Gli uomini stessi sembrano, più che esseri mortali, divinità disturbate, perché non più indifferenti, e di conseguenza non più sereni. È il turbamento dell’anima di fronte alla fragilità umana. Lo sguardo del poeta fruga d’intorno, ma è ancora solo un momento d’illusione, ancora procede la ricerca del varco de La casa dei doganieri  che porti a scoprire lo sbaglio di natura, l’anello che non tiene perché l’uomo finalmente pervenga ad una qualche verità liberatrice. Il conforto è al di là di un malchiuso portone dove s’intravedono i gialli dei limoni, a cui il poeta s’affida come serena raffigurazione momentanea capace di distoglierlo dal male di vivere. Questa parziale visione fa sciogliere per un attimo il gelo nel cuore e fa scrosciare in petto le trombe d'oro della solarità.



I LIMONI


Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla;
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

Eugenio Montale
(da Ossi di seppia

ZAGAROLO: III EDIZIONE DI “CONTESTI DIVERSI”.

Si è svolto a Zagarolo dal 28 maggio al 1° giugno 2013 l’evento culturale  “Un maggio di libri” all’interno del quale, a cura del Sistema Bibliotecario dei Monti Prenestini, c’è stata la III edizione di Contesti diversi – la fiera della piccola e media editoria e delle librerie indipendenti, che hanno avuto a disposizione le belle sale di Palazzo Rospigliosi per esporre i loro libri. L’inaugurazione è avvenuta alle ore 10,00 del 28 maggio (continua a leggere)...



altri link dello stesso evento:

http://www.associazioneakkuaria.it/?p=2461
 
Album fotografico: clicca qui

ALFONSO GATTO, DALLA NOSTRA CASA SI VEDEVA IL MARE.



Dalla nostra casa si vedeva il mare, nel golfo 
delle montagne.
Il paese saliva con le sue scale verdi, tra gli
alberi rugginosi e incatenati, ad un gran
terrapieno a picco sulla valle. Lievito d’acque,
a sera, tra le canne ed il fogliame: odore d’erba,
aspro e rapido nel vento.
A petto largo si fiutava lo spazio come un
mare. Si capitava così nella notte: gli uomini
lenti appendevano i lumi alle case, ed il
paese rimaneva approdato ai banchi umidi.
Letto di ferro: nella stanza nuda, odore di
sorbe. Travi grosse al soffitto, dal balcone
aperto il vasto soffio della terra. Intirizzivo
nella mia carne, dormivo ridente ed intero.
 

Alfonso Gatto

NEL TEMPO, UNA POESIA DI ROBERTO GRILLONE.





 Ho ricevuto questa bella poesia di Roberto Grillone che con vero piacere pubblico sul blog.






Nel tempo



Macchie di pelle

nel tempo
segnano
l’età
che  mi cresce
tra presente
e presente….
puntinano
cromie sparse
qua  e là
appena più scure
come tracciati di sole…..
e dentro
di me
memorie
e pensieri  
mi camminano addosso
tra petali d’aria
e luce

Copyright©2013 Roberto Grillone - inedita
Tutti i diritti riservati
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