IO, PER ME, AMO IL VERO PRESEPE!

Quand’io ascolto musica classica o lirica, mi adagio sulla poltrona e chiudo gli occhi, e la musica mi fa salire in alto, mi trascina, mi porta con sé nel mondo supremo delle emozioni, mi regala calde percezioni d’una vita che non è quella che siamo costretti a vivere. Allora recupero linfa vitale, vedo il mio mondo molto più in là delle miserie umane e dei suoi sentimenti contradditori. Vivo una vita fuori dalla vita di tutti i giorni.
S’avvicina la festa del Natale, la festa dell’intimità, della riflessione. Quanti ricordi riaffiorano dall’infanzia, che rileggo ammirando i presepi e i pastori napoletani.
Ma forse non tutto è più come quel tempo, e come mi dispiace prender atto che proprio a Napoli, nella terra dei presepi tradizionali, taluni artigiani costruiscono pastori con visi di protagonisti presi dall’attualità in tutti i campi, dalla politica alla triste cronaca, rendendo un autentico oltraggio alla vera arte presepizia, distruggendo quella poca suggestione che è rimasto del capolavoro dell’animo che è il presepe.
È mio desiderio lanciare, da questo mio modesto blog, un caloroso appello a questi produttori di “statuine” che nulla hanno a che fare con la festa del Natale e del presepe: fermatevi, vi prego, che non si riduca il presepe ad un’affannosa carnevalata.
Cerchiamo, invece, di conservarne intatta la poesia.

Antonio Ragone

EDOARCO CILLARI: TRADUZIONE DELLA MIA POESIA “LAVACRO” NELLA LINGUA SERBA.


Caro Antonio, ho adocchiato la splendida poesia “Lavacro” e… mi sono messo di buzzo buono per tradurtela in serbo… te la mando, spero che ti piaccia, e, se vuoi, puoi anche postarla sul blog.

PRANJE (Lavacro)

Baš se sad, kod noci, sećam,
dubokog horizonta, tu, na kraju mora , 
bljestaše, kad ga ja promatrah,
a more, samo za mene , svoja svetla upaljaše.

U tajni dubokoj dalekih dana,
zora i galeba od gladi izbezumljivih,
jos crvenijih zalazaka krvlju i srcem
čoveka koji , za svoj život, talase izaziva,

e, to su moje misli u ovoj kišnoj noći,
o obilnoj kiši koja nemilice pada,
blatnjave zemlje  nebesko pranje.

I sad se sećam, u dalekim vremenima,
u zadnjoj ruti  umirućeg dana,
tmurnog  horizonta, tu, na kraju mora,
koji purpurno  plamtijaše  od krvi i smrti.

Traduzione in serbo di Edoardo Cillari

Caro Edo, ti ringrazio dal più profondo del cuore per la tua sicuramente eccellente traduzione della mia "Lavacro" in serbo. Antonio Ragone 

ANTONIO RAGONE: LAVACRO.





LAVACRO

Ora ricordo presso la sera
il largo orizzonte alla fine del mare,
bruciava quand’io l’osservavo,
il mare solo per me accendeva le luci.

Nel vasto mistero di giorni lontani,
di albe e gabbiani irrequieti di fame,
di occasi più rossi di sangue di cuore
di un uomo per vita che sfida i marosi,

io penso di questo in una notte piovosa,
alla pioggia abbondante che scende incurante,
celeste lavacro di terra infangata.

Ora, ricordo, nei tempi lontani,
nell’ultimo tratto d’un giorno morente,
un cupo orizzonte alla fine del mare,
che ardeva di rosso, di sangue, di morte.

Antonio Ragone (Da “L’isola nascosta” Akkuaria Edizioni 2007)

GIUSEPPE UNGARETTI: PARAFRASI DELLA POESIA “NATALE”.

 
 È Dicembre! Il mese del Natale.
Quanta pioggia, vento, freddo in questi giorni.
Mi pare cosa densa di fascino aprire questo mese con un grandissimo poeta, una sua poesia sul Natale e il tepore d’un focolare.




(Antonio Ragone, da “La Passione degli Apostoli” Akkuaria Edizioni - 2008)

Le poesie della raccolta ungarettiana “Allegria di Naufragi”, apparsa nel 1919 e diventata, nel 1931, “L’Allegria”, sono la scoperta che tutto, consumandosi nel tempo, non è che naufragio, essendo l’allegria un istante fuggitivo; da qui, la consapevolezza che l’allegria può dimorare semplicemente nell’attimo, e solo l’amore, nascosto ne “le quattro capriole di fumo del focolare” può porgere un momento d’intima pace, ritrovata il 26 dicembre del 1916 durante una licenza che Ungaretti trascorse a Napoli in casa di amici; è una tregua dalla guerra, quando l’uomo straziato dal dolore per la morte dei compagni trova riparo nel “caldo buono”, in contrapposizione alla confusione delle strade.

NATALE

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

(Giuseppe Ungaretti)

PARAFRASI:

È Natale, nelle strade c’è freddo e confusione, il poeta non ha voglia di immergersi nell’intreccio, simile a gomitolo, delle strade di città e nel disordine della folla, straordinariamente intensa nel periodo natalizio. Ha soltanto il desiderio di starsene solo, di essere dimenticato, da tutti, come una “cosa posata” in un angolino della stanza. Il poeta si sente stanco, non è tanto stanchezza fisica, quanto stanchezza dell’animo, e sente forte il desiderio di starsene solo, in lontananza completa dal mondo. Nell’angolo accanto al focolare egli non sente che il tepore della fiamma che riscalda il suo corpo, ma soprattutto il suo cuore. Resta solo e tranquillo a seguire con la fantasia gli anelli di fumo, simili a capriole, che si alzano dai ceppi ardenti, nella calda intimità della casa, senza frastuoni, ad ascoltare la voce segreta dell’anima, in uno stanco abbandono, per ritrovarne la pace. (Antonio Ragone)

ANGIOLETTA FACCINI: UNA BELLISSIMA LIRICA DEDICATA ALLA POESIA.



Angioletta mi ha inviato questa sua bella poesia che ben volentieri offro in lettura  ai visitatori del blog.


Poesia


Poesia
tu mi tormenti
infliggi una pena al mio animo!
m’obblighi ad esternare
quel che è sopito sotto la veste dell’anima
mi tormenti
con sublime languore
lascio una scia sul mio passo
lascio il sapore agrodolce della confessione
del sentimento esternato
mi tormenti e mi costringi
e languida resto sulle fresche righe vergate
perché così tu vuoi che sia


 21 novembre 2010

Angioletta Faccini

ANTONIO RAGONE: AMAREZZE INCOMPIUTE.




AMAREZZE INCOMPIUTE

 
Amarezze anch’esse incompiute
dimorano nei meandri del mistero
eppure l’amore un poco esiste
che resiste alle intemperie umane.
È questa incomprensibile dissonanza
che lacera i rapporti e ti fa solo
chiuso in un tormento che ti schianta
sotto il peso dell’indefinibile.
E sono stanco, come una barca abbandonata
all’onde, sogno un prono riposo sulla rena. 

Antonio Ragone (Da I passi sul sentiero sconosciuto 'Verso marie sponde' Giovane Holden Edizioni 2010)

Post più popolari