Guardare oltre la malinconia è come alzare lo sguardo al di là di un muro di cemento, è guardare acutamente verso l’orizzonte dove forse finisce il mondo, è arrampicarsi sulla montagna rocciosa della vita a mani nude. E pensare allora che nulla ci sia oltre la malinconia, per immaginare, ancora più oltre, appigli anche solo apparentemente resistenti e sicuri, immaginare il vento insistente che ci porta via, ci conduce nella vita che prosegue mentre continuiamo ad arrampicarci. La malinconia, citando una frase baudelairiana, è sempre un sentimento inseparabile dal bello.
La malinconia, quando ci assale, ci proietta tutta la nostra vita, le nostre lontane speranze disilluse, le attese dell’adolescenza.
Ho frugato nei cassetti della mia memoria, ho trovato questa poesia scritta in quegli anni acerbi , mai pubblicata, è una poesia degli anni in cui andavo sperimentando la Poesia stessa, l’ho ritenuta non degna di renderla nota, o forse chissà, ho voluta tenerla nascosta per sentirla solo mia, intima gelosia. Ora la denudo sul blog della mia vita, sorprendendomi io stesso di come in quella mia età acerba già si pensi alle cose perdute.
MALINCONIA
Spesso la notte, quando tarda l’ora, ancora mi ritrova insonnolente nel tempo addormentato e la canora estate, a me nel giorno indifferente.
Guardar la mosca appesa a una bottiglia vuota, e la fiamma di candela pia, e riscoprire a un tratto, o meraviglia, che troppe cose ho perso per la via.
Luglio riposa e il bel paese tace in questa notte piena di frescura, parlare al cuore che non trova pace e raccontarlo a un ragno, che paura
del giorno costringe a girovagare al buio sulla sbiancata parete di tant’anni, e in un tratto ricordare quando acqua non c’era e c’era sete.
Ho perso tutto innocentemente, non resta che lo sfogo alla poesia di chi farebbe tanto e non può niente, e il primo cane abbaia nella via.
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