19 giugno 2010

CAMILLO SBARBARO, IL POETA DI "PIANISSIMO".


Camillo Sbarbaro nacque a Santa Margherita Ligure il 12 gennaio 1888  e morì a Savona il 31 ottobre 1967. Sbarbaro fu autore di poche raccolte di versi e di frammenti in prosa. Come poeta, resta sostanzialmente l’autore di Pianissimo, una silloge poetica che fu oggetto di ben tre edizioni: la prima, nel 1914, fu pubblicata a Firenze dalle Edizioni La Voce, la seconda edizione, riveduta in più parti, fu pubblicata nel 1954 a Venezia dalla casa editrice Neri Pozza, e infine quella definitiva, ulteriormente rivisitata, fu pubblicata nel 1961 a Milano dall'editore Scheiwiller. È da precisare che una decina di poesie presenti nella prima edizione del 1914 mancano nelle edizioni successive e che le varie versioni di certune poesie sono decisamente dissomiglianti tra loro rispetto alla stesura definitiva del 1961.

Camillo Sbarbaro definì così le sue poesie: “una specie di sconsolata confessione fatta a fior di labbro a me stesso”. È da considerare il primo cantore della terra desolata, un fedele custode dei piccoli beni che la vita concede, cose che coltivò nella poesia senza mai mentire alla sua coscienza di sincero poeta, mostrando fino in fondo il volto di colui che sa inventarsi la gioia per recuperare a se stesso conforti e non illusioni.
“Rimasto in quel che dico fedele a me stesso, se poi anche nel modo di dirlo è vero che mi sono per naturale decantazione spogliato fin dove possibile di letteratura, riaccostandomi alla povertà di Pianissimo, avrei assolto il mio compito”.

Sono parole di Camillo Sbarbaro.
(Antonio Ragone)


Padre, se anche tu non fossi il mio



Padre, se anche tu non fossi il mio
padre,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
che la prima viola sull'opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
che la sorella bambinella ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per scamparla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.


Camillo Sbarbaro

2 commenti:

  1. E'commovente e delicata questa poesia,nella quale l'autore esprime l'attaccamento al proprio padre,indipendentemente dal vincolo naturale che a lui lo lega,per la gentilezza e la bontà che gli sono connaturate.
    Attraverso tali versi viene espresso il rancore di una confessione inascoltata,condannata a confrontarsi con la solitudine.

    RispondiElimina
  2. Molto commovente e sincera questa poesia di Camillo Sbarbaro, che qui rileggo con piacere, e ricordo di averla studiata sul sussidiario delle scuole media. Che bella, che nostalgia...

    RispondiElimina

Se vuoi esprimere un tuo commento, lascia un messaggio possibilmente non anonimo. Grazie.

Google+ Badge