6 ottobre 2010

SALVATORE QUASIMODO: COME LE FOGLIE, DA MIMNERMO.

La poesia di Salvatore Quasimodo, uno dei massimi poeti italiani del Novecento, trae un elemento di chiarificazione dalla traduzione dei Lirici greci apparso nel 1940. Con queste traduzioni egli non ha inteso restituire alla poesia greca  le sue forme originarie, bensì rivestirla di una forma moderna. Queste versioni, pertanto, devono collocarsi nell’area creativa di Quasimodo, perché il poeta riesce a conferire al testo originale una nuova e personale scrittura. Propongo, a introduzione di un prossimo post giustamente dedicato al grande poeta siciliano e alla sua alta poesia d’esiliato, questa pregevole traduzione da Mimnermo, poeta greco appartenente alla prima metà  del VI secolo a.C., del quale, pur essendo poeta famoso, ci restano solo pochi frammenti, tra questi “Come le foglie”, che ci dice com’egli cantasse le dolci gioie della vita con un senso di malinconia per l’amara consapevolezza della loro caducità. Dolce la giovinezza, ma breve, come la luce di un giorno sulla terra. E quando il suo tempo è dileguato meglio morire, dice mestamente il poeta, che vivere. L’uomo si rallegra delle gioie che a volte offre la giovinezza, vivendo spensieratamente per bene degli dèi. Ma le Parche (le nere dee), che per i greci rappresentavano le dee del destino cui erano affidate le sorti della vita umana, camminano a fianco degli uomini, determinando la brevità vita come in una luce d’un giorno. La conclusione è amara, propria della concezione pagana della vita: non c’è altra gioia se non quella legata alla vita dei sensi.
È evidente che da questa Quasimodo trasse ispirazione per la sua poesia del 1936:
 
         ED È SUBITO SERA
 
         Ognuno sta solo sul cuor della terra
         trafitto da un raggio di sole:
         ed è subito sera.



COME LE FOGLIE  (di Mimnermo)
 
Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età,
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dèe ci stanno a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia
e l’altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.

Traduzione di Salvatore Quasimodo
(da Lirici greci)

7 commenti:

  1. E' saggia la constatazione del grande Quasimodo, in base alla quale noi esseri umani siamo paragonabili alle foglie a causa della caducità delle cose terrene e del passaggio tanto breve della nostra giovinezza,periodo transitorio,quest'ultimo, che forse lì per lì non abbiamo apprezzato pienamente,ma sul quale invece riflettiamo ora che siamo nell'età matura e ci voltiamo indietro a contemplare con nostalgia il trascorrere inesorabile del tempo.

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  2. Ma Quasimodo non era il gobbo di Notre Dame?

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  3. Salvatopre Quasimodo, un poeta troppo grande per essere stato dimenticato troppo presto.

    Molte sere sono stato in compagnia dei suoi versi: non mi stanco mai di leggerlo, sia come meridionale che come "addetto ai lavori".

    La sua Sicilia e' la mia Puglia!

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  4. È così: dà tristezza vedere tanti grandi poeti così presto dimenticati.
    Ma vivranno sempre in coloro che amano leggere le loro poesie e rispecchiarsi in esse.
    Anche per me, uomo d’esilio, i suoi luoghi siciliani sono i miei, quelli della costa amalfitana.

    Grazie per la visita e il per il sentito commento.
    Antonio

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  5. Salvatore Quasimodo è il traduttore di Mimnermo, poeta greco del VI secolo a C.

    Blumy

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  6. Sì, Blumy, li ha tradotti in maniera magistrale.
    Grazie per la visita.

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