12 aprile 2011

SCELTE STILISTICHE IN MONTALE: IL CORRELATIVO OGGETTIVO.

Lo spazio che offre un blog non dà purtroppo la possibilità di offrire appieno un pensiero, ma può essere spunto di riflessione per ulteriori approfondimenti che vadano ricercati altrove. Alcune volte è possibile proporre una parafrasi d’una poesia, ma risulta alquanto problematico descrivere in poche righe una riflessione quando si tratta di “spiegare” un concetto ampio, sottile, complesso e complicato, e da diversi punti di vista studiato e approfondito da importanti critici letterari. Quindi io non parlerei di approssimazione, bensì di limitazione di spazio. Il significato classico della metafora consiste nell’attribuire modi di essere o di agire propri di una persona, animale o cosa, ad un’altra persona, animale o cosa; è il traslato per eccellenza che viene utilizzato ampiamente soprattutto nella poesia del Novecento per equiparare questi aspetti ad un particolare stato d’animo: “il mare inteso come metafora della vita”. Nella poesia di Montale  si rileva una decisa tendenza verso l’oggetto, che, limitandoci al suo “male di vivere”, può essere il rivo, la foglia, il cavallo, la statua, la muraglia, cocci di bottiglia. Quindi egli “trasla” i suoi sentimenti in oggetti reali, ma oggetti-emblema che Montale stesso avvicina al correlativo oggettivo di Eliot. È un modo di fermare gli oggetti e di caricarli intensamente di emozioni, è un modo di trasformare gli oggetti in equivalenti emozioni. Ed è forse in questa costante intensità che il correlativo oggettivo, pur partendo da essa, va molto più in là della “semplice metafora”. Ne “Il sistema letterario” di Guglielmino-Glosser, nelle pagine dedicate a Montale è, tra l’altro, scritto: “ In Montale vi è la predilezione per forme scabre e aspre e per il paesaggio ligure colto esso nei suoi aspetti più aspri. Disarmonia, angoscia, male di vivere in un paesaggio scabro: questi i temi essenziali degli ‘Ossi di seppia’ espressi attraverso celebri ‘metafore’: camminare lungo un muro invalicabile, trovarsi impigliato fra le maglie di una rete, ecc. … A tale condizione alludono ‘metafore’ altrettanto celebri: il varco, lo sbaglio di natura, l’anello che non tiene, il filo da disbrogliare, ecc….”. Come si è notato i due critici parlano di metafore, ma ciò nulla toglie alla forza espressiva che essa assume nella poetica montaliana, ossia “l’oggetto-emblema” cui si è fatto cenno sopra, che avvicina a pieno titolo la poesia di Montale al correlativo oggettivo di Eliot, facendone, sotto tutti gli aspetti, un caso decisamente a parte. In ordine a quanto scritto, non credo di aver mai negato la singolarità letteraria del “correlativo oggettivo”, ma ho solo cercato di esprimere in un breve spazio un concetto arduo e complesso, che, ne son certo, nemmeno con queste mie ulteriori considerazioni, ha trovato piena risoluzione. Oltre che approfondire l’argomento studiando libri di valenti critici letterari, come Lei sicuramente sta facendo, penso sia interessante consultare il sito “novecento letterario” a questo link:

2 commenti:

  1. La ringrazio infinitamente per la Sua cortesia e soprattutto per la chiarezza con la quale è riuscito a spiegarmi perfettamente ciò che intendeva affermare. Sicuramente visiterò i siti che mi ha consigliato e , per la Sua preparazione, la rincontatterò in caso di ulteriori dubbi. Per il momento le invio i miei più cordiali saluti e La ringrazio nuovamente!

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  2. Avrò senz'altro piacere qualora Lei ritenesse opportuno ricontattarmi.
    Ricambio i cordiali saluti,
    Antonio Ragone

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