29 agosto 2011

EUGENIO MONTALE: SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO.

Questa poesia di Eugenio Montale, inserita nella raccolta Ossi di seppia, uscita attorno agli anni venti, rappresenta la più drammatica testimonianza della crisi morale e spirituale dell’uomo moderno, in un mondo che appare sempre sul punto di frantumarsi e dissolversi. Il male di vivere di Montale è piuttosto il  tentativo di evidenziare il malessere, l’impotenza dell’intellettuale e della cultura che sa di aver perso i propri punti di riferimento storico, sociale e morale. Per cui il male di vivere è anche l’incapacità dell’uomo di comunicare, è isolamento, incrinatura, è vita strozzata, in quanto c’impedisce di avere delle certezze, di comprendere la realtà e persino noi stessi. Di qui il senso d’impotenza, d’esperienza del nulla, la percezione di vivere in una realtà di negatività e insensibilità, che si ritrovano in una serie di correlativi oggettivi raccapriccianti: il rivo strozzato che gorgoglia, l’incartocciarsi della foglia riarsa, il cavallo stramazzato, la statua della sonnolenza, la nuvola, il falco. C’è come l’attesa d’un prodigio che si rivela prontamente un totale fallimento, per cui allora all’uomo non resta che la divina indifferenza, che non è cinismo, è altresì universale intransigenza morale e intellettuale che non trova riscontro nemmeno nella condivisione dell’arte e della cultura, nella poesia in particolare, dove il protagonismo e l’egoismo rappresentano il montaliano anello che non tiene. Non rimane che la consapevole accettazione della propria condizione di afflizione e di apparente sconfitta, descrivendo la negatività del mondo, come tuttora avviene, almeno e anche per me, che cerco di convertire tutte queste sensazioni nei versi che, proprio in questi ultimi giorni d’ingannevole estate, grondano inquietudine e smarrimento, condividendo umilmente con il grande Montale l'identico paesaggio marino: la costa ligure per Montale e la costa amalfitana.

Spesso il male di vivere ho incontrato
 

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale

4 commenti:

  1. Lo scorrere arrogante del tempo che talvolta invade l'anima, ma rimane ancora fiato per respirare vita...grazie per questo meraviglioso regalo, amo Montale.
    Un caro saluto Tiziana
    http://tizianatius.wordpress.com/

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  2. Giuseppina Romani1 settembre 2011 15:18

    Io da sempre sono appassionata di poesia. E' stato sempre difficile per me interessarmi di questa "arte di scrivere" perché oggi la poesia è difficile da trovarsi e da leggere.Voglio ringraziare personalmente il poeta Antonio Ragone che mi ha dato e mi dà questa posiibilità di seguire e di interessarmi di poesia con il suo sito pulito, bella grafica e soprattutto bellissimi post culturali, di poeti e di Poesia. Grazie!

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  3. Il male di vivere affligge gran parte degli esseri umani ;esso scaturisce da quel senso di solitudine che spesso s'impossessa di noi quando siamo circondati dal vuoto dell'indifferenza e della superficialità altrui.
    Il grande Montale,in particolare, in tale lirica avverte la sensazione dell'abbandono anche in quanto poeta,poiché,come già scritto dalla poetessa Alda Merini,a suo tempo citata da Antonio in questo suo blog :"E' rimarcato nel destino che un poeta rimanga sempre solo...".

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  4. Il mal di vivere con le sue ossute mani,nulla dà e tutto prende, fagocita l’Anima e l’annega nei suoi umori velenosi.
    Trovar l’antidoto non sempre è così facile, né indolore.

    Non sempre si è capaci, ma la Bellezza rimane intatta nonostante i grevi temporali.

    Maria

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