1 dicembre 2011

DICEMBRE: LA MADRE, DI GIUSEPPE UNGARETTI.

Dicembre è il mese da me sempre più amato, il mese del Natale, la dolce atmosfera che fanciullo respiravo nella mia casa sul mare, mare tormentato e immenso, rivedo il viale, il volto di mia madre che con tanta cura preparava dolci per i suoi figliuoli. Ne sento il profumo. Ora, inquieto cuore, tutto è mutato. 



"La madre" fa parte della raccolta poetica "Sentimento del tempo" del 1933, un’opera importante per il Poeta, non solo sul piano personale, ma soprattutto sul piano letterario, specificamente metrico. Il Poeta, dopo la frantumazione ritmica delle prime poesie, ricompone il verso utilizzando l'endecasillabo e il settenario.
Da notare, all’inizio del primo verso, l’inversione sintattica volta a dare più risalto al termine anteposto, il “cuore”; con questa figura retorica il Poeta rafforza il concetto d’una continuazione  d’un intimo colloquio a voce alta  che da sempre ha avuto con la propria madre.
Quando il cuore, cessando di battere, avrà fatto cadere il muro d’ombra, cioè avrà provocato la morte del corpo e fatto sparire il mistero che avvolge la nostra esistenza, il Poeta vede la madre in atto di attenderlo, sulle soglie dell’eternità, gli darà la mano, ancora una volta, per guidarlo sino al Signore. Con decisione e semplicità, supplice chiederà il perdono per il figlio, sarà immobile, come statua, pregando con la stessa intensità e la stessa fede che aveva quand’era ancora vivente sulla terra. La supplica s’eleva in preghiera alta e sublime nell’atto di alzare le tremanti e vecchie braccia, il medesimo gesto di fiducioso abbandono col quale ella si offrì a Dio nel momento della morte corporale. E soltanto quando il figlio sarà perdonato, ella, dopo averlo tanto atteso, s’abbandonerà alla suprema gioia di guardarlo, mentre negli occhi passerà veloce il sorriso d’una infinita felicità.


LA MADRE

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra,
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’Eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti
(da “Sentimento del tempo” 1930)

7 commenti:

  1. Marcello Lualdi2 dicembre 2011 07:19

    non conosco nessuna tecnica che scompone le poesie nell'oscuro sapere di grammaticarle nella forma perfetta eppure ne resto affascinato semplicemente...

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  2. Ciao Marcello, sì, penso che la poesia di Ungaretti possiede un'attrazione tutta sua che affascina l'anima del lettore.

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  3. Marcello Lualdi2 dicembre 2011 07:21

    non è il solo ma uno tra i tanti che sto scoprendo da poco tempo...

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  4. Elviana Bidasio2 dicembre 2011 07:22

    bellissima questa poesia la imparai a scuola a memoria ,la ricordo ancora ,grazie Antonio,per averla ricordata

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  5. bella... bella e triste, almeno è così che la sento io .. : - )) grazie

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  6. Mariaconcetta Lo Re2 dicembre 2011 07:23

    E' Amore Intatto cesellato con tutta la maestria che solo i Grandi posseggono nel cuore. Grazie Antonio per le splendide perle che ci regali. ♥

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  7. Grazie Antonio per questa bellissima intensa poesia!

    L'ho letta e riletta fino ad imprimerla nella mia memoria!

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