
Di questo grande poeta del novecento propongo la poesia La Chimera.
È uno dei componimenti più significativi di Campana. In esso si trovano temi ed emblemi cari al poeta, la chimera, la notte, il paesaggio: intenso e suggestivo è il termine io poeta notturno. La Chimera è una enigmatica figura femminile, ma anche la personificazione di una realtà che diviene miraggio sfuggente, sortilegio inafferrabile, un mito che si rivela per scatti improvvisi e allucinati; è una confessione di impotenza ad esprimere l’autenticità delle cose sotto le spoglie delle apparenze reali, dove tutto viene proiettato per intima necessità in un’atmosfera sognante, orfica, di ignote lontananze, cariche di fascinosa suggestione, in cui ogni elemento realistico è subito consumato ed escluso nell’indeterminatezza di un tempo perduto, di lontane primavere ormai irrecuperabili le immagini, di ascendenza simbolista, diventano simbolo di un mondo di miti e di sogni.
LA CHIMERA
Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
Dino Campana
Una poesia di versi suggestivi che sembrano riflettersi nelle sinuose e sanguigne labbra della protagonista, il poeta veglia il mistero della vita, simboleggiato dalla Chimera e il suo sfuggente trascolorare.
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