3 febbraio 2012

EDOARDO CILLARI, SUL MONITO ALL’ETERNA UBRIS DELL’UOMO (A PROPOSITO DE "GLI UOMINI DEL FIUME").

Caro Antonio,
vorrei che zio Mario fosse qui con noi, e insieme con me, possa dire grazie al suo alunno di allora per le belle parole con cui hai voluto commentare il suo lavoro. A me piace sopratutto la spiegazione in cui dici, giustamente, che la storia propria degli elementi naturali vien quasi ad intersecarsi con quella degli uomini, quasi un'osmosi magica, nella quale i destini degli uomini sono indissolubilmente connessi all'instancabile, spesso vorticoso mutare degli elementi di madre Natura. E come non sentirsi ancor più piccoli nei confronti di questi moloch naturali che, alla fine, non rappresentano altro che il monito all'eterna Ubris dell'uomo, che si illude di poter tanto e poi basta una pioggia un po’ più intensa o un terremoto sottomarino a più di cinquemila metri dalla costa per costringerlo a fare i conti con la propria finitezza. Certo, nel lavoro di zio Mario questi concetti magari non ci sono, o sono appena appena accennati, ma a me hanno fatto riandare, grazie proprio al tuo commento, a queste considerazioni, ed allora devo veramente fare un ringraziamento doppio, a mio zio che l'ha scritto e a te che lo hai così… indimenticabilmente commentato. E capita sempre che magari pensavi, dalle letture precedenti, di aver sviscerato la maggior parte dei concetti e delle spiegazioni ed invece ecco che un commento diverso ti apre un mondo di nuove possibilità interpretative. Per tutto questo, grazie ancora.
Edo

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