Un
gran bel romanzo è “Il deserto dei Tartari” del 1940, di Dino Buzzati,
di certo meritevole di un Nobel che non ebbe. La sua visione di vita si
muove tra surrealismo e materia, sogno e realtà, immanenza e finitezza. È
una fuga dal tempo e dalla routine: “Il deserto dei Tartari “ è
l'ultimo avamposto della solitudine umana.
LUOGO DEDICATO ALLA CULTURA LETTERATURA POESIA E AI GRANDI POETI DEL NOVECENTO
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Un capolavoro.
RispondiEliminaLa vicenda si conclude in molto drammatico: uno dei protagonisti, l'ufficiale Drogo, solo in una camera di una locanda, con coraggio e serena dignità affronta la sua unica, vera battaglia: quella con la morte.
Il deserto dei Tartari è una riflessione sul senso fondamentale della vita e della storia umana. Per sfuggire al nulla, qui rappresentato da deserto e dalle inevitabili difficoltà nemiche, i Tartari, trascorriamo il tempo che il destino ci ha assegnato aggrappati all’attesa di un inverosimile evento straordinario, che possa finalmente dare un senso alla nostra vita. Il tempo intanto si consuma sempre più precipitosamente e il viaggio si conclude: solo una morte dignitosa e serena potrà liberarci dall’angoscia, mettendoci in una dimensione eterna ed eroica che avevamo sempre sognato.
RispondiEliminaTutta la vicenda è ambientata in un paese non identificato. Il luogo principale è la fortezza Bastiani che viene descritta come un avamposto desolato, decadente, nel quale la vita scorre monotonamente. Tutto è surreale e vago.
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