ANTONIO RAGONE: LA POESIA E IL MARE.

Per i poeti nati in riva al mare, il mare se lo portano dentro tutta la vita, simbiosi e mimesi delle proprie poesie. Quando si nasce poeta, molti sono i sentimenti, che, poi, inevitabilmente crescono con lui, diventano visibili e percettibili, trasformandosi in un grappolo di sensazioni che gli terranno sempre compagnia, come l’amore, la vita, la morte.
Per me che sono nato poeta, inconsapevole marinaio per privilegio di origini marine, il mare rappresenta la grande misteriosa metafora della vita, una mistura d’inquietudine e fascino, mare alfine placato, mare sofferente e disturbato, mare che infonde pace e turbamento, mare di vita e morte. La vita è un passaggio costiero che s’apre, forse, all’elemento arcano e si slarga nell’azzurro golfo, sino all’estremo irraggiungibile orizzonte. Spesso i poeti prendono come riferimento gli elementi naturali per rappresentare i propri progetti e sensazioni, come è avvenuto con le analogie di Ungaretti e con il correlativo oggettivo di Montale. Qui, il mare rappresenta l'essenza della vita, giacché racchiude in sé tutti gli umani sentimenti. E così, il mare è spesso per me riferimento del viaggio della vita che a volte affascina e a volte trasfonde timore fino a far male; io sono nato sul mare, da quella mia lontana casa lo vedevo minaccioso o calmo, ma sempre in simbiosi col mio animo. Da sempre con lui misuro il mio tempo in una costante e sofferta ricerca d’una esplicazione del rapporto tra il poeta e il mare. Solo la Poesia può risolvere codesto mistero, giacché la Poesia è l’unico mezzo dato all’uomo per aprirsi, per dire tutto quello che altrimenti non si direbbe mai. Il mare può essere un luogo che conserva le nostre memorie, metafora della vita vissuta e di quella da vivere. Sì, io sono nato sul mare e mi sono dato al mare, l'ho vissuto e navigato anche di notte, a volte qualche burrasca mi sorprendeva al largo. Ma ho veduto anche tante albe serene con le barche che tornavano a riva dopo la notturna pesca, cariche di uomini e pesci, accompagnate dal grido dei gabbiani appoggiati sui pali dei mitili. Ora ne sono lontano, ma cerco sempre l’occasione di ritornarci, in modo da rivedermi e ritrovarmi in quei miei luoghi nativi della costa amalfitana.
Vi propongo questa mia poesia composta all'alba del 22 luglio scorso. Forse crescendo si diventa ancor più pessimisti... o realisti.




E se sussurra il mare

E se sussurra il mare
Solo il mio mare
Ci sarà odore di sale
Per i miei giorni altrove

Mangerò aria d’amore
Gustandone il sapore

Curerò vecchie ferite
Incancrenite
Dalla somma degli anni

Sempre inondati
Da burrascosi eventi
Di piogge e venti

Brezze di mare

Brezze di terra

Asciugheranno
Il mio stanco corpo

Per sempre

© Antonio Ragone

ANGIOLETTA FACCINI: IL TURBAMENTO POETICO DEL CUORE.


Ti lascio, Antonio, alla lettura di quest'ultima abbastanza fresca e, come da anni non accadeva, scritta di notte…




Volerei

Prenderei volentieri le ali e volerei!
a librarmi nell’’infinito e interpretare
un canto che non so

ma quel che provo ora mi trattiene al suolo
ora mi fa volare!

Non so tu, uomo vissuto e chissà?

in un momento,
sei parso come apoteosi
come illusione

nella negazione mia,
uno spazio aperto, un guizzo
permane a vibrare e sussultare

ma il tempo ch’è ora m’è d’impedimento.
 

© Angioletta Faccini

25 luglio 2010

EDOARDO CILLARI: CASA, LUOGO DI AFFETTI ED ESPERIENZE...

Casa, luogo di affetti ed esperienze che segnano il nostro passaggio, solo dopo anni riusciamo a cogliere, rivedendola e rivalutandola, la sua essenza di spazio sacro, in cui i ricordi diventano linfa viva da cui attingere per farci assaporare in pieno, con la nostra personalità che proprio dentro quelle mura si è andato a sviluppare il nostro vivere quotidiano. La tua poesia L’agreste casa, grande poesia, tra le tue più belle! Ed anche la  tua riflessione osservando il tempo passare… beh, ti posso dire che (non certo con la tua vis poetica, ovviamente!), ma con simili sentimenti, anch'io spesso mi sono addentrato in simili riflessioni, tanto che mi sono immediatamente immedesimato nel tuo stato d'animo. Paesi di mare, dove tutto sembra sempre nuovo ogni giorno, perchè passano gli uomini, si susseguono le generazioni, ma che racchiudono in sé, quasi per magia, un loro aspetto eterno, come se il tempo, nel suo mutare, non riuscisse a scalfire quello che veramente vale, ciò che non cambia, ma resta simile a sé, a disposizione di tutti, per sempre, magari celato dietro il fruscìo dondolante delle onde. Che bello!

ANTONIO RAGONE: OMAGGIO AL POETA ANGELO BARILE.

L’opera di Angelo Barile, nato ad Albisola Marina nel 1888 e morto a Savona nel 1967, uomo schivo e poeta di grande rigore letterario, nasce da una poetica della necessità, sono momenti, immagini, situazioni della vita e del mondo familiare che la memoria recupera alla luce della stessa poesia dopo che sono state a lungo sepolte nel cuore, e trasferisce con metafore balenanti, dal piano dell’esistere a quello dell’essere.
Le sue  raccolte liriche sono molto distanziate fra loro Primavera (1933), Quasi sereno (1957), A sole breve (1965).
Egli stesso così ne descrive la motivazione e delinea il carattere della sua poesia: “indicavo, forse parlando a me stesso, la necessità di fondere assieme i contrari: intensità e chiarezza, spontaneità e rigore… non è la poesia un equilibrio di resistenze? Il giuoco della libertà più aperta nei termini della legge più rigorosa. Ma come difficile, disperatamente difficile lo sposalizio. Impossibile senza la grazia. Sentivo che la poesia è un fatto del tutto insolito e raro, un dono dell’intima trasparenza. Quante volte in una vita ci viene direttamente incontro? Donde l’utilità delle vigilie e delle astinenze”.


A TARDA SERA

A tarda sera quando
prego pace ai miei morti,
ad una ad una vi chiamo per nome,
mie sensibili anime. In un lampo
a ciascun nome mi risponde il viso
desiderato,
e il sangue vi ripalpita vi segna
i suoi segreti.

Odono il mio susurro anche gli anziani
che in grembo alla memoria
già posano quieti
e forse ancora anelano in cammino
per i valichi estremi al loro Cielo.
Un poco, andando, si volgono e alcuno
lontanamente sorride…

            Ma questi,
al mio cuore i più mesti,
che ieri appena spezzavano il pane
con noi sotto la lampada e nell’ombra
son passati tenendosi per mano,
lo sguardo al focolare:
questi quando la sera
chiamo per nome i miei morti, li vedo
ancora fermi, ancora
trepidi e tesi di là della porta
non richiusa, che geme.

Ecco mi fate cenno, anime care,
d’incamminarci insieme.

 
USCIRE DALLA VITA COME QUANDO

Uscire dalla vita come quando
s’esce di chiesa
in un finale d’organo: s’avventa
l’anima a scale prodigiose, trova
il piede sulla soglia
un bianco che vi palpita: e la luce
è nuova.

Ma uscire non è dato in rapimento.
Ch’io possa almeno
lasciarmi dietro la mia stanza, un poco
volgendo il capo a riguardarla, alfine
pulita, sgombra
d’ogni discordia, in ordine sereno
come la chiesa ora vuota: le croci
fanno una chiara ombra
sul pavimento.

Angelo Barile

GRAZIE MATTEO: GUARDANDO IL MARE…


Ciao zio, 
nei tuoi occhi c'è sempre il mare e un'isola su cui posarti a guardarlo sicuro che nessuno ti dica vai via di lì, anche io nel mare disperdo il mio sguardo perché vedo la libertà dell'uomo.

tuo nipote Matteo De Angelis

ANGIOLETTA FACCINI: E INTANTO L'AURORA...


Come un clandestino lascio sulla tua porta questi brevi versi, ch'è molto presto ancora.

E intanto l'aurora affievolisce la malinconia…

 


Anche questi sono versi scritti durante il coma di mio figlio...


Non osar
 
Non osar bussare alla mia porta
se gli Dei non chiedono
non osar  portar  pianto
se colui che veglia l'Aldilà
non schiude la sua dimora
e non osar passarmi accanto
se il manto della Grande Dea l’avvolge ancora

31 agosto 2004

© Angioletta Faccini

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