7 luglio 2010

RENATO FILIPPELLI: QUANDO MUORE UN POETA...

Si dice che quando muore un poeta, il mondo è un po’ più povero, il mondo è un po’ più solo, perché ogni poeta è sempre un po’ più solo. Io non amo le retoriche commemorazioni quando muore un poeta, anche perché il mondo forse se ne ricorda un attimo solo in quell’istante, o non se ne ricorda affatto. Renato Filippelli era nato nel 1936 a Cascano di Sessa Aurunca, a lui su questo blog, avevo dedicato una pagina il 15 aprile, autore di manuali di pregevole valore didattico, amico, professore stimato, ma soprattutto Poeta, è morto il 20 maggio scorso. E io ne ho voluto parlare solo ora, commosso, a quasi due mesi dalla sua scomparsa. Per rendergli un omaggio più degno. Tutti vanno ricordati e amati quando sono in vita, quando si muore, nessuno ha più bisogno né di solidarietà né di conforto. Nel caso dei poeti, essi vanno via solo apparentemente, sono ancora vivi, giacché vive la loro Poesia.

PAROLE ALLA MADRE



Quando sarai morta,
io scaccerò dalla camera ardente
tutti i profanatori del tuo silenzio,
mi chinerò sull’ultimo palpito
che avrai serbato per il mio ritorno.
Poi, come giorni verranno
che sbatterà l’ombra del tuo sorriso
sul nostro confine,
io ti incarnerò giovine e bella,
ti porterò sulla spiaggia del mare.
Qui aspetterò che venga
al suo primo convegno, ebbro nel cuore,
l’uomo dalla voce serena
che t’animò sul seno
di vergine saggia
con le parole di sole.

Riconoscerò il passo di mio padre,
il ritmo del vostro respiro
come quando giacevo nella stanza
attigua, in quei mattini d’infanzia.
E se ripenserà che avesti
tanto dolore il dì che ti recisero
la carne del cordone ombelicale
e andasti così curva
per tutti i miei silenzi,
e, prima fra gli uomini, mi dicesti poeta,
vorrò riempire l’arco del tuo cielo
terreno con il pianto dell’allodola
quando ha perduto un’altra
delle sue strade verso l’infinito.



OGGI HO PARLATO AL TUO CRISTO



Abito ancora la casa del molo,
mi corico sulla tua tomba,
ascolto il vento,
che ancora ha tante notti da vegliare.
Oggi ho parlato al tuo Cristo delle acque,
che ti venne notturno, ti sedusse
a spire di silenzio.
Oggi gli ho detto: – << Cristo, miserere.
Batto contro di te come l’assedio
del mare sulla terra >>.

Renato Filippelli

2 commenti:

  1. Annarita De Victis10 luglio 2010 13:41

    La cultura deve molto a Renato Filippelli, in questa società di barbarie ci ha indicato la strada giusta da percorrere. La sua poesia è una preghiera, la fede in Dio al centro del mondo dove c'è l'uomo con la sua dignità e il suo grido di sofferenza. Era umile come un bracciante della sua terra, ed è stata questa la sua vera grandezza di poeta. Se qualcuno di noi bussava alla sua porta, era sempre pronto a leggere, ad ascoltare le nostre poesie, e andavamo via valorizzati dall’estensione della sua parola, dalla sua generosità. Ci mancherà.
    Grazie, Antonio, per questo tuo omaggio al Maestro.

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  2. E dissotterra Renato Filippelli dalla zolla della vita
    tutta la drammatica fatica del camminare passi grevi.
    La fatica sublimata attraverso una fede matura e limpida
    che acceca di bellezza.

    Altra perla d’Arte offerta dalla generosa Terra campana.
    Grazie Antonio, grazie di cuore.


    Maria

    RispondiElimina

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