3 maggio 2014

DISARMONIA DI PRIMAVERA.


E s’allontana,
come dopo un distacco,
smarrendosi nel chiaroscuro
di questa pioggia di primavera.

Ora sarà sola
senza sapere che si è sempre soli
se non la pioggia a tenerle compagnia.

© Antonio Ragone

15 commenti:

  1. Elviana Bidasio3 maggio 2014 16:29

    Nostalgia un emozione che sento in questo poema, molto sensibile Antonio Grazie

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  2. Raffaella Barbacini3 maggio 2014 16:29

    La vita scorre tra luci ed ombre, la pioggia alimenta la malinconia ma il suo ticchettio dà presenza dove alberga lo smarrimento e la solitudine. Sì, credo che profondamente si è sempre davvero soli, unica certezza quel che ci abita. Ciao carissimo

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  3. Vento D'estate3 maggio 2014 16:30


    Bellissima!

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  4. È lo smarrimento sociale che ci fa soli e chiude i varchi a noi d’intorno. Se a cercarlo si riesce, e riuscir si deve, forse sarà complice anche questa pioggia primaverile che ci scuote dentro…

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  5. Mariaconcetta Lo Re3 maggio 2014 16:32

    Si cerca in ogni modo di non vedere, di non sentire, attraverso il “divertissement”, il “distrarsi”, per non guardare e non scoprire il vuoto, che si fa baratro.
    A volte la Solitudine mette in crisi la coscienza, “costretta” a ricercare il seme della Verità.
    Solo chi fa deserto,chi scende in profondità della solitudine potrà ascoltarsi ed ascoltare.

    Lì solo con la pioggia a fargli compagnia.

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  6. Provo a cercar di capire sempre più a fondo perché ciascuno possegga una sigla di “unicità” che lo rende paragonabile solo a se stesso. Tu mi parli di “deserto” e mi viene in mente un grande poeta: “ma la terra quando, un po’ più lontano, scopriamo il mare, anche col verde che torna a roderla e a darle un momento d’innocenza, noi proviamo un peso” scrive Giuseppe Ungaretti nella sua opera in prosa “Il deserto e dopo”.
    È il peso della disarmonia sociale che smarrisce le coscienze.

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  7. Mariaconcetta Lo Re3 maggio 2014 16:33

    In questo deserto in questa disarmonia sociale come ben la definisci tu si cerca una tregua salvifica a questa barbarie.
    Dove? Come? Quando?

    Si rimane smunti in cerca di un lavacro.

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  8. Antonella Corapi3 maggio 2014 16:35

    la malinconia che ti accarezza come l'alito di vento in una piovosa primavera...si sentirsi un po' più soli ma forti quando siamo noi a decidere di allontanarci...!!
    Antonio è un privilegio leggerti!! Grazie!!

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  9. Mariella Mulas3 maggio 2014 16:36

    Ah Antonio Ragone, mio poeta come cogli bene lo stato d'animo che imprime il grigio del tempo!!! I tuoi versi sono carezze poetiche! Un abbraccio!

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  10. Agnese Di Venanzio3 maggio 2014 16:37

    La "poesia" che legge gli animi !.....

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  11. Bojana Bratic Ivic3 maggio 2014 16:38

    Caro Antonio, mi sembra che non lo salvera' nessuno! Una specie di sogno senza alcun senso... La poesia e' la nostra utopia e percio' sognamo..

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  12. Carmelo Di Bernardo3 maggio 2014 16:39


    La cruda realtà ....

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  13. Questa poesia individua, cinematograficamente parlando, un piano sequenza. Con tanto di stacco e di lenta carrellata in avanti; poi un fermarsi della camera su una figura in piano americano e l'inquadrarla in campo lungo che si allontana.
    Intensi, lucidi, evocativi di tutta una conformazione sentimentale descritta per immagini e resa nei versi.
    Anche la congiunzione all'inizio presuppone tutto un antefatto...

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  14. Caro Antonio,
    con questi versi dal profondo significato tu rendi benissimo il senso di solitudine che alberga in ognuno di noi.
    Anche io vorrei riuscire ad esprimere in poesia ciò che provo dentro di me così come fai tu,ma,purtroppo, "Io non ho la tua scienza....".

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