
Per sintetizzare, tralasciando quindi l’importanza del petrarchismo, si può asserire che i primi segni di cambiamento nella poesia italiana si avvisano vistosamente in Leopardi, a mio avviso, il punto di arrivo e di partenza per una nuova letteratura, i suoi “Canti” formati da endecasillabi e settenari con molte rime sparse, alcune interne, rompono definitivamente con il classicismo aprendo verso sperimentazioni di molti poeti dell’Ottocento, tra cui Zanella e Pascoli, il quale viene indicato da taluni critici come il vero iniziatore virtuale della poesia del Novecento. Ma la vera innovazione della poesia del Novecento avviene con l’avvento della cosiddetta “poesia pura” di Ungaretti come contrapposizione alla retorica di Carducci e all’estetismo di D’Annunzio, ai quali già precedentemente si erano proposti i poeti crepuscolari come Corazzini e Gozzano, e in una certa misura, la fallimentare poesia futuristica di Marinetti.
Ungaretti, dunque, è il vero iniziatore della poesia italiana del Novecento, che contrappose la sua “lirica pura” come esigenza straordinaria da offrire ad un secolo che, appena nascente, aveva già un orizzonte perplesso e preoccupato dal punto di vista storico-sociale. Parole pure, quindi, depurate da ogni esteriorità, rese essenziali nella forma grammaticale e poetica, semplificando e a volte sconvolgendo la sintassi, evitando la punteggiatura e finanche articoli e congiunzioni, rendendo l’interpretazione intricata e difficile attraverso l’uso di analogie ritenute complesse, che portò addirittura, nel 1936, il critico Francesco Flora a coniare, in maniera ingiusta ed esagerata, il termine letterario “ermetismo”, divenuto poi definizione, nel senso positivo del termine, d’una caratteristica letteraria che ha influenzato tutta la poetica del Novecento e gli inizi del terzo millennio.
Numerosi sono i grandi poeti di questo periodo, solo per citarne qualcuno, Montale, il poeta della negazione, gli ermetici non ortodossi Quasimodo e Gatto, Caproni, Sinisgalli, Rebora, Luzi, fino a giungere alla sensibilità inquieta di Pasolini.
La poesia è morta qui? Credo assolutamente di no, la poesia c’è, forse è la società attuale che, priva di punti di riferimento, è distratta dalla frenetica fretta del consumismo imposto dal mercato globale.
(versione stampabile a questo link)
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La purezza del verso ermetico mi cattura.
RispondiEliminaSenza gli orpelli rimane tutto l’incanto della
Poesia.
Sempre viva e vitale
Mariaconcetta
La poesia è il luogo di destinazione dei sentimenti, è la letteratura intesa come istituzione civile, senza la quale non saremmo quello che siamo, quello che la storia ci conduce continuamente ad essere.
RispondiEliminaAlmeno per la letteratura una volta era così, oggi, era consumistica, non so, ma spero …
Antonio, mi raccontavi di poesie...
RispondiEliminain questo tuo lavoro rivedo la tua passione per la poesia...
La poesia ermetica fu definita tale,poiché era difficile seguire le riflessioni del poeta.Ma nella sua ansia di riscoprirsi,nel suo bisogno di confessione discreta e quasi pudica,nella sua memoria che per allusioni ed analogie cerca di risvegliare sensazioni e visioni perdute,il poeta ermetico non è "oscuro".
RispondiEliminaIl suo linguaggio puro non può e non deve mai apparire freddo,artificioso o insensibile.
Un plauso ad Antonio per aver magistralmente approfondito l'argomento in merito alla poetica del Novecento.
Sempre è un piacere d'anima e pensiero leggere ogni tuo argomento. Queste è mi mare e il mio sentiero dove la pura parola ilummina la poesia. Grazie di cuore Antonio.
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