6 luglio 2009

OMAGGIO AL POETA UMBERTO SABA

Umberto Saba nacque a Trieste il 9 marzo1883 da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico). Saba già dalla sua prima infanzia dovette affrontare delle prove dure, infatti, il matrimonio dei suoi genitori andò in frantumi quasi subito, e il poeta fu mandato a vivere presso una contadina slovena, l’amatissima Peppa Sabàz, dalla quale attinse il cognome “Saba”. La sua carriera scolastica fu molto breve, perciò la sua formazione avvenne tramite le cosiddette “letture d’infanzia”. Nel 1908 sposò Carolina Wolfler, che fu una figura importantissima nella sua vita. Nel 1910, Saba rilevò a Trieste una libreria che esiste ancora oggi. Nel 1948, in seguito alla morte della moglie, Saba fu ricoverato presso una clinica, in quanto affetto da nevrosi. Umberto Saba morì a Gorizia il 25 agosto 1957. Di lui voglio proporvi la poesia "Ulisse".

Il titolo Ulisse, pur rimandando alla tradizione classica, è in realtà, la metafora della vita del poeta, una vita dura e difficile. Da ragazzo Saba è stato per un certo periodo mozzo a bordo di piccole navi mercantili che facevano rotta lungo le coste della Dalmazia, regione costiera dell’attuale Croazia. L'immagine di rocce, acqua, scogli e luce, trasforma improvvisamente la descrizione in un simbolo dell'adolescenza, età scivolosa, in quanto difficile e indefinibile, ma anche bella come smeraldo; così la notte, quando solitamente il vento soffia da terra, le barche si spostano rapidamente verso il largo per evitare il pericolo degli scogli. Il porto con le sue luci è un'insita promessa di tranquillità che attrae gli altri, non il poeta, perché pur nelle sventure c’è spazio per l’amore della vita dolorosa che spinge il poeta ad esplorare il misterioso mare dell’esistenza. L'ambito geografico in cui si vive o si è vissuto diviene qui metafora di una dimensione esistenziale, una terra di nessuno, un mare evitabile per la sua pericolosità ma anche timorosamente affascinante ed esplorabile per tutto ciò che non si conosce. (Antonio Ragone)


ULISSE

Nella mia giovanezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
A fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

2 commenti:

  1. Silvia da Gorizia8 luglio 2009 16:50

    Umberto Saba è triestino, è amante del suo mare, l'Ulisse che qui personifica esordisce ricordando d'aver navigato lungo le coste della Dalmazia, e prosegue con un susseguirsi intenso di bellissime analogie. Bella, malinconica e nostalgica poesia.

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  2. Grazie, Silvia, è proprio così, la navigazione d'Ulisse, che qui personifica Saba, è l'ardimentoso godimento della giovinezza, della vita che poi prosegue, porta lontano. E' una tematica presente in molti poeti nati in posti di mare.
    Ciao.

    RispondiElimina

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