18 aprile 2012

UNA BREVE INTRODUZIONE ALLA POESIA ITALIANA DEL NOVECENTO.

  Già Hegel, nell’Ottocento, parlava della futura "morte dell’arte" in seguito ad una  presa di coscienza che qualsiasi forma sensibile è insufficiente per manifestare in maniera idonea l’interiorità spirituale e provoca appunto la crisi dell’arte, divenendo fra le diverse dimensioni del sapere quella posta più in basso. Per naturale estensione si può racchiudere all’interno di questa definizione anche la cosiddetta “arte di scrivere in versi”, ovvero la Poesia, la forma più discreta di tutte le arti. C’è stata poi la tendenza, da parte di diversi storici, anche a causa delle tragedie di questo secolo che fanno ancora fatica ad essere definitivamente consegnate alla storia, a definire il Novecento un secolo non compatto e quindi indecifrabile nel suo insieme, che si può cercare di comprendere solo dividendolo in vari spezzoni decifrabili ognuno da solo e per se stesso. Ma questo, a mio avviso, è probabilmente la minima difficoltà che si pone, dal momento che la suddivisione dei secoli non è che una convenzione umana nata solo per motivi storiografici e non soggetta quindi a forme assolute di pura compattezza. Inquadrare, tuttavia, nell’ambito di questa premessa, la poesia italiana del Novecento e trarne una definizione, non è possibile senza tracciare una linea tra i secoli che si sono avvicendati nell’intero secondo millennio.
Per sintetizzare, tralasciando quindi l’importanza del petrarchismo, si può asserire che i primi segni di cambiamento nella poesia italiana si avvisano vistosamente in Leopardi, a mio avviso, il punto di arrivo e di partenza per una nuova letteratura, i suoi “Canti” formati da endecasillabi e settenari con molte rime sparse, alcune interne, rompono definitivamente con il classicismo aprendo verso sperimentazioni di molti poeti dell’Ottocento, tra cui Zanella e Pascoli, il quale viene indicato da taluni critici come il vero iniziatore virtuale della poesia del Novecento. Ma la vera innovazione della poesia del Novecento avviene con l’avvento della cosiddetta “poesia pura” di Ungaretti come contrapposizione alla retorica di Carducci e all’estetismo di D’Annunzio, ai quali già precedentemente si erano proposti i poeti crepuscolari come Corazzini e Gozzano, e in una certa misura, la fallimentare poesia futuristica di Marinetti.
Ungaretti, dunque, è il vero iniziatore della poesia italiana del Novecento, che contrappose la sua “lirica pura” come esigenza straordinaria da offrire ad un secolo che, appena nascente, aveva già un orizzonte perplesso e preoccupato dal punto di vista storico-sociale. Parole pure, quindi, depurate da ogni esteriorità, rese essenziali nella forma grammaticale e poetica, semplificando e a volte sconvolgendo la sintassi, evitando la punteggiatura e finanche articoli e congiunzioni, rendendo l’interpretazione intricata e difficile attraverso l’uso di analogie ritenute complesse, che portò addirittura, nel 1936, il critico Francesco Flora a coniare, in maniera ingiusta ed esagerata, il termine letterario “ermetismo”, divenuto poi definizione, nel senso positivo del termine, d’una caratteristica letteraria che ha influenzato tutta la poetica del Novecento e gli inizi del terzo millennio.
Numerosi sono i grandi poeti di questo periodo, solo per citarne qualcuno, Montale, il poeta della negazione, gli ermetici non ortodossi Quasimodo e Gatto, Caproni, Sinisgalli, Rebora, Luzi, fino a giungere alla sensibilità inquieta di Pasolini.
La poesia è morta qui? Credo assolutamente di no, la poesia c’è, forse è la società attuale che, priva di punti di riferimento, è distratta dalla frenetica fretta del consumismo imposto dal mercato globale.

(versione stampabile a questo link)

5 commenti:

  1. Mariaconcetta Lo Re19 aprile 2012 03:46

    La purezza del verso ermetico mi cattura.
    Senza gli orpelli rimane tutto l’incanto della
    Poesia.
    Sempre viva e vitale


    Mariaconcetta

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  2. La poesia è il luogo di destinazione dei sentimenti, è la letteratura intesa come istituzione civile, senza la quale non saremmo quello che siamo, quello che la storia ci conduce continuamente ad essere.
    Almeno per la letteratura una volta era così, oggi, era consumistica, non so, ma spero …

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  3. Antonio, mi raccontavi di poesie...
    in questo tuo lavoro rivedo la tua passione per la poesia...

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  4. La poesia ermetica fu definita tale,poiché era difficile seguire le riflessioni del poeta.Ma nella sua ansia di riscoprirsi,nel suo bisogno di confessione discreta e quasi pudica,nella sua memoria che per allusioni ed analogie cerca di risvegliare sensazioni e visioni perdute,il poeta ermetico non è "oscuro".
    Il suo linguaggio puro non può e non deve mai apparire freddo,artificioso o insensibile.
    Un plauso ad Antonio per aver magistralmente approfondito l'argomento in merito alla poetica del Novecento.

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  5. Sempre è un piacere d'anima e pensiero leggere ogni tuo argomento. Queste è mi mare e il mio sentiero dove la pura parola ilummina la poesia. Grazie di cuore Antonio.

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