GIUSEPPE UNGARETTI, ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA.


 
Il Taccuino del Vecchio comprende versi che Ungaretti scrisse tra il 1952 e il 1960. È una prosecuzione della raccolta precedente, La Terra Promessa. Il linguaggio, distaccato ormai da qualunque canovaccio o tessuto narrativo, assume caratteristiche proprie dei frammenti, che riportano al riepilogo totale dell’esperienza della sua vita. Sono ventisette frammenti, o cori, intitolati appunto Ultimi cori per la Terra Promessa.

Qui riporto il coro 4: Itaca è l’isola di Ulisse, l’avventura della vita che non si esaurisce mai; il Sinai è la legge che regola la vita e la morte dell’uomo, racchiuso in un  mistero che l’uomo stesso mai potrà riuscire a chiarire.



4.



Verso meta si fugge:

Chi la conoscerà?



Non d’Itaca si sogna

Smarriti in vario mare,

Ma va la mira al Sinai sopra sabbie

Che novera monotone giornate.



Giuseppe Ungaretti

QUANDO LA PRESENZA SI FA ASSENZA...


Quando la presenza si fa assenza perché la vita impedisce ogni contatto, allora essa preclude al rapporto interpersonale tra i nostri stessi simili, così che s’apre un abissale spazio d’amore interamente vuoto che ansima solo d’essere riempito. Una voragine, un luogo immenso giacché incontenibile è l’amore che potenzialmente l’uomo possiede e può a sua volta condividere con gli altri. Viviamo chiusi nel nostro travaglio, nel dolore profondo del cuore incapace d’aprirsi non perché non voglia, ma solo perché è il mondo esterno a chiudergli ogni varco. Quel varco che s’apra al risveglio delle nostre coscienze dove tutti ritrovarci e sentirci consapevoli che non ci siamo smarriti. È solo una terribile distrazione che fa molto male, un’inquietudine che non trova riparo in questo precario giardino della nostra essenza.

DAVID MARIA TUROLDO, PIÙ DURA È LA NOSTRA VITA…



 
N. 1


Più dura è la nostra vita
della Tua, Signore,
rotta, giocata,
dall’onda di giorni
disumani
sulle macerie di pietre;
(le mie ossa levigate
come le piastre della spiaggia).

 

Eppure non voglio che sia condanna
alle Tue opere
questo mio salmodiare
sconsolato. Tu sei la sorpresa
orrenda, l’insidia
sempre tesa, onde
non è concesso investigare
cosa maturi
ogni notte
il sangue.



Sei il nostro affamatore,
non lasci cogliere i frutti
di questo giardino terrestre,
ove fioriscono rose, musiche, e mani
candide come i lini
dei Tuoi altari; e occhi
più splendenti degli astri.



Feriti, arsi, dilaniati
da queste Tue forme
irraggiungibili;
una ad una
cadute le speranze
sotto l’arco di queste
stagioni inesorabili, lungo
le dolcissime riviere;
mentre è sentita consumarsi
la carne
nell’attesa
di inattuali paci.



La pena è d’aver creduto,
udito un messaggio
necessario,
che promette e non muta
nulla di questa
arrischiata avventura;
speranza che ti lascia
in balìa di una scelta
cieca, di una
vocazione
inevitabile.



E l’anima resta
impigliata nei sensi
come un uccello avvinto,
mentre il pensiero
ferisce la carne
e gli affetti suonano
su queste corde,
anche nell’alto silenzio
delle nostre
notti deserte;
anche se il cuore ormai
ha troppo sofferto l’arsura
di queste insufficienti
fontane; mentre Iddio
ancora non si vede,
non si sente,
è lontano.



A noi è impossibile Cristo.
Abbiamo nell’anima un peso,
la colpa fa nido dentro le ossa.
E però sappiamo
che non ci condanni
se cerchiamo sfamarci
di ciò che Tu stesso hai creato.
Tutto è nostro:
la vita, la morte,
che paghiamo ogni giorno
adorando cose da nulla.



E, dopo tutto, non resta
che la corolla di queste parole
maledette, rosse
di sangue, fiorite
dal rimorso di averle
raccolte; e forse
il gesto libero
della sua pietà.


(Dai “Salmi penitenziali per la Settimana Santa del 1946")


David Maria Turoldo  
(da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 75)

link correlato:
http://antonio-ragone.blogspot.it/2011/04/david-maria-turoldo-per-il-mattino-di_23.html

"VANGELO SECONDO MATTEO" DI PIER PAOLO PASOLINI.


Pasolini tra i sassi di Matera nel corso delle riprese del film capolavoro “Vangelo secondo Matteo”



 
“Anche Pier Paolo Pasolini non può sottrarsi al confronto con la passione di Gesù, anzi egli, pur avendo scoperto il vangelo quasi per caso durante un soggiorno ad Assisi, nel corso del quale voleva incontrare Papa Giovanni XXIII, ne rimane subito intimamente colpito, cercando di recuperare al suo laicismo i caratteri della religiosità.

Forse fu proprio il racconto grottesco del film “La ricotta” che introdusse Pasolini alla realizzazione del film “Vangelo secondo Matteo”, dedicandolo “alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”.
Il film, scarno e limpidamente poetico, seguendo il testo sacro passo dopo passo, ambienta la figura del Cristo nel sottosviluppo del mezzogiorno d’Italia, dove il  messaggio cristiano assume il carattere d’una rivelazione ai poveri e alla loro sofferenza, senza nulla perdere della intrinseca sacralità evangelica riflessa nelle beatitudini; ed è qui che la complessa e tormentata personalità di Pasolini realizza, a sua insaputa, una denuncia sociale ma dolorosamente cristiana, dove l’inconsapevole assegnazione del ruolo della Madonna alla madre Susanna, che segue, straziante, il figlio condotto al Calvario, assume la prospettiva d’una tragica personale profezia”.

   
Antonio Ragone 


(Da “La Passione degli Apostoli” poemetto di venti liriche con saggio critico,  Ed. Akkuaria 2008) 

21 MARZO, GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA: VIETRI SUL MARE, VIALE DEI POETI.


È luogo di emozioni quell’angolo di verde scosceso verso il mare di Ulisse ed Enea a ritaglio di una ‘dolce eternità del niente’. Scende in calma pendenza il viale dei poeti: da piastre in terracotta versi d’affetto immortale richiamano alla mente memorie sopite; segni antichi a sigillo di fuoco delle botteghe scalze raccolgono il sorriso dei padri. Scende la sera sulla cupola maiolicata, sui tetti rossi e le terrazze del paese di costiera. S’addorme la villa col viale dei poeti, le scale ardite, la piazza-teatro; la luna ruffiana s’adagia sull’affaccio degli innamorati.

Vito Pinto

AGNESE DI VENANZIO: GIOIA INTORNO A ME.


Ciao Antonio, mi ricordo quel lontano 21 marzo 1995, quando scrissi le impressioni di quell’attimo; mi trovavo nel giardinetto della nostra scuola Infermieri Professionali, durante la ricreazione degli studenti del mio corso  (all’interno del Policlinico) assorta nei miei pensieri malinconici di quel tempo, ad occhi chiusi ho lasciato che il sole caldo penetrasse le palpebre e fu subito gioia intorno a me.

La poesia che guarisce !.....

Un abbraccio e buona primavera .  

Gioia intorno a me
Pieni
son gli occhi miei
di verdi prati
e siepi fiorite,
immagini calde, solari
vengono a scaldare il cuore.  


Agnese Di Venanzio

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